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Portale Gruppo MAGURO

CARISMA

L’Idea Carisma

(1990)

INTRODUZIONE

Ho scritto queste note per presentare agli interlocutori del Gruppo Carisma le concezioni dalle quali ha preso vita e si è andata consolidando una struttura che si è dimostrata capace, fino ad ora, di sostenere i ritmi imposti dal nostro tempo.

Non ho inteso certamente, con queste note, rafforzare i caratteri dei programmi impostati prima d'ora nè tendere ad alcun ritorno di carattere economico-commerciale ma, piuttosto, aprire uno squarcio su un complesso di idee che rappresentano soprattutto la personalità e gli interessi di chi ha promosso questa iniziativa.

Ho inteso rappresentare delle situazioni di fatto, note, cercando di interpretarle e, in diverse occasioni, di affrontarle come problemi da risolvere.

E ciò, allo scopo di precisare, pur con i limiti che derivano da insufficiente preparazione e da ristrettezze di tempo, l'anima dalla quale trae origine questa esperienza.

So di esprimere, soprattutto in premessa, concetti delicati eppure tanto veri, e so anche di farlo in modo piuttosto dissacrante, talvolta apparentemente ingiustificato, ma che ritengo utile per cercare di trasferire il processo dal quale muove la mia costruzione.

Passerò quindi dalla filosofia alla tecnica, dalla produzione al marketing, dalla strategia alla tattica, in modo aperto e senza alcuna remora nei confronti di qualsiasi critica costruttiva.

Nel rivolgermi agli interlocutori, siano essi politici, imprenditori, professionisti, studiosi o semplici lettori, desidero fondamentalmente avviare un dialogo per togliere ogni dubbio circa le mie intenzioni.

E, almeno in questo, spero di essere riuscito.

IL PENSIERO

Ogni essere umano ha proprie peculiarità che lo distinguono dagli altri e ne esprimono la personalità attraverso azioni materiali, fisiche ed intellettuali.

Tali peculiarità costituiscono l'individualità soggettiva.

Tutti gli esseri umani, peraltro, sono simili nei caratteri essenziali e, certamente, tutti nascono, vivono e muoiono.

Sempre accade che l'opera, quindi le azioni, di chi ha vissuto abbiano continuato ad influenzare, talvolta in senso positivo, talaltra in senso negativo, non solo la vita dei contemporanei, ma anche quella dei posteri.

La dimensione di tale portata nel tempo è collegata a situazioni oggettive e soggettive irripetibili ed il grado di incidenza di ogni individuo sugli altri è proporzionale alla forza sociale espressa rispetto allo stato di fatto sul quale tale forza incide.

Probabilmente la forza sociale mediante la quale un soggetto incide sulle situazioni oggettive è la risultante di un'evoluzione biologica individuale, mentre lo stato di fatto è rappresentato dall'insieme dell'evoluzione biologica generale e degli elementi naturali che si verificano a prescindere dal genere umano.

L'impresa, qualsiasi impresa, è prima di tutto atto organizzato teso alla soluzione di problemi ed al raggiungimento di determinati obiettivi, mediante l'impiego delle risorse a disposizione di chi intraprende un'azione.

Si può dire che l'impresa è il complesso dei modi e dei mezzi attraverso i quali gli esseri umani realizzano se stessi, proiettando la propria forza sociale nella comunità.

Appare perciò evidente che l'impresa assomiglia a tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione dei fini che si sono posti.

Questi effetti si verificano tanto nelle imprese che hanno finalità immateriali, rappresentate da filosofia, sentimenti ed istinti, quanto nelle imprese che hanno finalità materiali, rappresentate da economia, scienza e politica. Anzi, spesso questi effetti sono tra essi interdipendenti o, per meglio dire interdeterminanti, anche se si esprimono con prevalenze di alcuni di essi sugli altri.

Ne deriva un giudizio sulla storia che ci fa comprendere in modo più vero evoluzioni ed involuzioni, grandezze e miserie dell'umanità.

La storia è dipesa dal rapporto tra chi ha intrapreso, quindi tra individui socialmente incidenti, stati sociali di fatto e fenomeni naturali extraumani.

Così, abbiamo avuto periodi con prevalenza della filosofia, altri con prevalenza della politica, altri ancora con prevalenza della religiosità, o della scienza, o dell'economia, o dei sentimenti, o degli istinti.

Una volta, la politica era parte della filosofia, e con questa veste la si esercitava. Oggi, la politica è soprattutto un aspetto materiale della nostra storia, che influisce in modo distorto rispetto alla sua origine.

In questa sede, siamo tenuti a pensare all'economia, quindi ad una scienza che si pone obiettivi prevalentemente materiali.

Non tralesceremo gli altri effetti, che abbiamo considerato interdeterminanti ma, senza considerarla necessariamente come finalità prevalente, parleremo di impresa economica.

Ne parleremo in modo che possa essere utile non solo alla nostra impresa, ma anche alle altre imprese, quindi a tutti gli uomini dei quali le imprese sono espressione.

Per ottenere questo risultato, diremo la verità che conosciamo e cercheremo di comprendere quelle verità che ancora sono ignote, per stabilire un corretto rapporto tra realtà effettuale e realtà immaginata.

L'ORIGINE

Il 1985 è a metà del periodo che va dal 1970 al 2000. Avevamo memorie fresche del periodo involutivo precedente e la volontà di determinare fatti nuovi ed efficaci in vista dell'inizio del nuovo secolo.

L'Italia ha incrementato in quell'anno la traduzione in legislazione del nuovo che si stava preparando anche nel nostro paese in economia. il primato dei servizi, l'assunto secondo il quale vivere bene significa godere delle qualità della vita, più che delle quantità dei consumi.

Fu impostato un piano che prevedeva la costituzione di un'impresa economica che non fosse collegata ad un particolare prodotto, ma ad un complesso di attività organizzate.

I motivi fondamentali di questa scelta sono riconducibili ai caratteri soggettivi di chi ha creato l'iniziativa ed ai caratteri oggettivi della situazione generale da affrontare.

La situazione generale imponeva di tener conto:

- del contesto politico ambientale italiano e dei riflessi esercitati su di esso dall'insieme delle situazioni a livello mondiale caratterizzate da un potente individualismo nei paesi più sviluppati e da una sorta di accettazione di dipendenza economica da parte dei paesi più poveri;

- dal livello di conoscenza dei potenziali destinatari delle proposte, e cioè degli imprenditori presso i quali la nuova impresa avrebbe potuto e dovuto divulgare le proprie intenzioni, le attività e i programmi;

- delle teorie economiche imperanti: monetarismo e tecnocrazia nei paesi capitalistici, marxismo e autarchia nei paesi a socialismo reale, egemonismo in Giappone, colonialismo, modernizzazione nei paesi sudorientali;

- della storia delle nazioni e degli stati che si erano formati dalla seconda guerra mondiale in poi, vista in prospettiva di quella evoluzione che poi, negli anni più recenti, ha segnato in modo apparentemente repentino gli ultimi anni ottanta;

- della scienza che non poteva continuare ad essere alimentata sporadicamente, se non per fini bellici;

- della religione, per la quale intere nazioni adottano sistemi di vita avulsi dalla realtà: pensiamo al medio oriente, ma anche alle popolazioni dell'America Latina e del subcontinente africano;

- delle possibili evoluzioni dell'insieme di tali situazioni, sia per le evidenti contraddizioni espresse, sia per la necessità impellente di dover rinunciare a sostenere costi che si facevano sempre più insostenibili: rinuncia all'industrializzazione selvaggia e distruttrice dell'ambiente, rinuncia all'incremento dell'industria bellica, rinuncia a potenziare l'individualismo scatenato.

Le prime avvisaglie di tutti i cambiamenti della storia si sono manifestate sempre nei momenti in cui apparentemente si andava consolidando un sistema di vita. Forse perché l'umanità reagisce sulla base delle esperienze passate, arroccandosi, quando si accorge che i tempi volgono al cambiamento.

Tutte le rivoluzioni sono state precedute dalla catarsi delle situazioni che sono poi state modificate.

La situazione soggettiva di chi ha promosso l'iniziativa era caratterizzata:

- dall'innata onestà interiore, da un convinto amore verso la ricerca di tutto ciò che è bello, giusto e vero e dall'incessante volontà di crescere e, quindi di imparare, studiando e confrontandosi con la gente;

- da una conoscenza poliedrica, acquisita tramite esperienze personali e da errori commessi soprattutto dalla rapidità di azione e dal fatto di aver affrontato i problemi sempre al di fuori del luogo comune, quindi in modo anticonformista: questa versione non vuole affatto rappresentare una scusante agli errori, ma invece affermare le difficoltà ed il costo che sapere di dover sostenere quando si vogliono modificare situazioni, nella convinzione di poter dare il proprio contributo per migliorarle.

- da una buona intelligenza e dalla capacità di apprendere e trasformare in sintesi operativa ogni lettura di testi di economia, filosofia, politica e scienza;

- da una grande determinazione nell'affrontare i momenti cruciali, anche quando apparirebbe illogico riuscire a superarli;

- dal desiderio sincero di essere utile nel risolvere problemi materiali ed immateriali, attraverso l'introspezione psicologica ed il confronto con gli altri, accompagnato dalla completa dedizione al miglioramento delle condizioni generali dell'umanità, talvolta forse dissacrando miti e false convinzioni, talvolta mettendo a repentaglio anche se stesso;

- dalla piena convinzione ed accettazione dei costi necessari al fine di ottenere risultati apprezzabili;

- dalla capacità di recupero degli errori senza aver mai dovuto dar fondo a tutte le proprie risorse, quindi da riserve fisiche, intellettuali e morali non liberate, ma tenute a freno con una fermezza in grado di autolimitare la propria istintiva abilità;

- dalla coscienza di essere una piccolissima particella del tutto, eppure pulsante di vitalità, dotata della forza che può derivare solo dalla conquista della serenità e dalla consapevolezza dei propri limiti e delle altrui sfortune;

- da un giudizio sulla morte non drammatico e non eroico, ma con la morte dentro da quando, bambino, sentiva ringraziare i morti da quanti si stavano impegnando nella ricostruzione del nostro Paese.

Carisma doveva essere esempio, non da emulare, ma da considerare nella sua globalità, per essere costruito sulla creatività, sui pregi e sui difetti di esseri umani normali che lavorano, pensano, vivono in modo diverso, forse nel modo giusto. Ma questo lo stabiliranno i giudizi sugli effetti di questa iniziativa e ancora siamo lontani dal momento dei giudizi finali.

Certamente non avrebbe dovuto essere un esempio di anomalia, perché siamo convinti che la verità debba essere divulgata, affinché diventi patrimonio di tutti, contrariamente ad altri che, sapendo molto più di noi e potendo meglio di noi dimostrare la verità, o per opportunismo o forse per maggiore responsabilità, mantengono il massimo riserbo su tutto ciò che può rappresentare generale evoluzione.

FONDAZIONE

Carisma è stata costituita con un capitale sociale apparente, o per meglio dire virtuale, di sessanta milioni. Apparente perché quel capitale non apparteneva ai fondatori, ma alla collettività, dalla quale venne preso in prestito utilizzando le norme sul diritto societario.

Fu quindi capitale virtuale e non capitale sociale, praticamente un'invenzione dal nulla, senza impiego di mezzi personali, all'epoca inesistenti.

Lavoriamo come imprenditori, dicevamo, utilizzando le tecniche della finanza per crescere, come sappiamo che altri hanno fatto, fidandoci, per la verità, di noi stessi fino in fondo.

Alla base dell'iniziativa, quindi, non troviamo un atto di disperazione, ma certamente un atto di orgoglio, forse anche di rivincita.

MOTIVAZIONI DI FONDO

L'incapacità patrimoniale dei fondatori avrebbe potuto essere superata dalla disponibilità dichiarata di parenti, amici e conoscenti in possesso di mezzi adeguati. Fu compiuta, invece, una scelta di principio della quale non ci siamo mai pentiti: partire da soli, in salita certo, ma senza compromessi con nessuno e, soprattutto, senza dover mai soffrire dell'apprensione che deriva all'onesto quando altri accettano di rischiare per lui. Altre apprensioni sì, come quella di dover accettare, all'inizio, di fare i conti giorno per giorno, anzi ora per ora, con il tempo a disposizione, con gli impegni, con la famiglia, con se stessi.

E questa è la prima questione di principio. L'unico condizionamento che dall'esterno è stato esercitato sui promotori è stato il tempo, per affrontare il quale abbiamo dovuto essere pazienti sulla strategia, rapidissimi nelle azioni pragmatiche.

E siamo fieri di aver agito così, anche perché oggi siamo in grado di attribuire ai nostri collaboratori quella libertà di azione che difficilmente è riscontrabile in realtà aziendali che implicano la necessità di conferire deleghe per essere rappresentati presso gli interlocutori.

Non compromessi, dunque, se non con la propria morale, la propria coscienza, e questa scelta ha costretto alcuni di noi a rinunciare a risultati che invece, scegliendo scorciatoie, avrebbero potuto essere sicuramente conseguiti.

Talvolta ci giungono giudizi di male informati o poveri di spirito, che snobbano le nostre proposte quando non mettono in discussione la nostra stessa ragione d'imprenditori, motivando tali atteggiamenti con mai precisati trascorsi giudicati in modo negativo.         

Mai nessuno, fin ad ora, ha dimostrato fatti tanto negativi sul nostro conto, e riteniamo che mai nessuno potrà dimostrarli in futuro perché, a parte gli errori compiuti per carenze culturali o di tempo, non è mai stato provocato alcun fatto illecito da Carisma.

Siamo dell'opinione che atteggiamenti distruttivi siano partoriti e motivati da ragioni di carattere soggettivo di chi esprime giudizi e che tali motivazioni, molte delle quali ci sono note, siano fondate più che altro dal timore di perdere potere nei confronti degli stessi nostri interlocutori.

Noi, che non abbiamo mai considerato positivamente il luogo comune che recita "purché se ne parli...", ci siamo opposti e ci opporremo alle critiche ingiustificate su fatti mai avvenuti, anche quando ci troviamo di fronte ad atteggiamenti agnostici e di tipo qualunquista.

Ed anche in questo utilizzeremo, per quanto ci sarà possibile, la forza della verità.

E' necessaria una verifica dello stato di diritto, dei suoi caratteri e dei suoi obiettivi. Forse sarà necessaria una modifica dello stato di diritto: perché diventi indispensabile questa modifica bisogna dimostrare nei fatti le contraddizioni, perché possa esser più vero il detto "fatta la legge, fatto l'inganno".

E dobbiamo renderci conto che queste affermazioni scuotono e producono effetti solo se vengono fatte da chi ha la forza di sopportarne le conseguenze e di reagire.

EVOLUZIONE

Dicevamo degli errori. Tanti ne sono stati commessi, lavorando in modo serrato. Errori che abbiamo pagato e che, hanno rallentato la nostra azione.

Errori sulla scelta dei collaboratori e degli interlocutori, errori di inesperienza sulla gestione ed anche, talvolta, sulla strategia da seguire. Ma li abbiamo affrontati, li abbiamo studiati e li abbiamo risolti, fino ad ottenere apprezzabili risultati di carattere economico e di carattere organizzativo.

E' aumentata la capacità di utilizzare le situazioni prodotte dallo stato di diritto, sugli strumenti da impiegare nella prospettiva, come si è detto, di una generale evoluzione delle strutture nazionali, anche per le implicazioni derivanti dall'integrazione europea.

E' stato costituito, attraverso l'autofinanziamento, quel complesso di mezzi e di strumenti indispensabile a sostenere i tempi di ritorno ed abbiamo fatto in modo di farci conoscere e, molto spesso, ringraziare.

Dalle enunciazioni teoriche sulla necessità di avere strumenti operativi e proposte praticabili, simo passati alla formazione di programmi operativi che ci pare siano apprezzati da tutti coloro che ne hanno preso conoscenza.

Siamo riusciti a conquistare la fiducia di coloro che esaminano le cose da punti di vista critici, non fideistici, e alcuni di questi, oggi operano insieme a noi.

Certo, spesso il nostro atteggiamento, che potremmo definire disarmante per la trasparenza che esprime, viene interpretato in modo da far pensare di poter giocare sulla nostra disponibilità: abbiamo spiegato pacatamente a costoro che non siamo disponibili ad accettare richieste o proposte fondate sull'opportunismo. Noi ci serviamo della verità per realizzare risultati, non per subire sconfitte.

PROSPETTIVE

Tenendo conto che il futuro non potrà essere molto diverso da come ce lo immaginiamo, non è difficile ipotizzare delle prospettive probabili, sia per la nostra iniziativa che per noi personalmente.

Intendiamo trasmettere bagagli di esperienze che, attraverso un sistema di ideazione e verifica di prodotti, ci consenta di poter garantire i nostri interlocutori.

Avremo bisogno di altre strutture societarie, di aggregazioni e di integrazioni. Avremo bisogno di estendere il tasso di influenza, quello che in premessa abbiamo definito teoricamente come grado di incidenza delle situazioni reali.

L'origine è stata caratterizzata da un gruppo di imprese che costituiscono oggi un potente vettore di interessi poliedrici. Lo sviluppo ha bisogno di essere disegnato come un gruppo di imprese che si integrano, anche strutturalmente, societariamente, nell'economia nazionale ed internazionale.

Seguiremo l'assunto secondo il quale la forza contrattuale è proporzionale agli interessi che si mettono in gioco. al di là dell'immagine, quindi, al di là dell'efficienza, noi avremo più forza quanto più saremo presenti, nei diversi modi possibili, nel più grande numero possibile di imprese.

Ed anche allora lavoreremo, impareremo dagli altri, come abbiamo fatto fino ad ora, nella convinzione che sia possibile aprire un solco nel quale potranno essere sparsi i semi del nostro lavoro.

LO SCENARIO

Ci troviamo di fronte ad un sistema complesso di interessi. E dobbiamo tener conto di due verità fondamentali: una verità storica ed una verità dimostrata o dimostrabile.

L'una è quella che ci deriva da chi ha avuto il potere di trasmetterla, l'altra è quella che ci deriva dall'esame dei fatti, ed è la verità che potremmo definire lapalissiana.

Va detto che la verità dimostrata è sempre contingente, relativa ad un certo momento e non getta semi per il futuro, mentre la verità storica è stata enunciata in modo che possa durare nel tempo.

E qui sta la maggiore difficoltà di interpretazione. Spesso si opera in modo strategico nel trasmettere la verità e sono fatti casuali e momenti di impegno particolare che ne scoprono la reale dimensione.

Recentemente, uno scienziato americano ha detto al mondo che la teoria della relatività sarebbe stata ideata dalla moglie di Albert Einstein. Se ciò fosse vero, come dimostra quel dissacratore, vorrebbe dire che un sistema storico statistico sarebbe messo in discussione. Quello che attribuisce all'umanità un genio per secolo. Se fosse vero, vorrebbe dire che l'atteggiamento dell'uomo nei confronti della donna, in questi ultimi ottant'anni, sarebbe stato riduttivo rispetto a quello che sarebbe stato se, nei primi anni del novecento, si fosse incominciato a dire che una donna era stata tanto geniale da scoprire la teoria della relatività con conseguenze di portata immensa per l'umanità.

Il mondo dell'umanità è oggi rappresentato da un confronto totale e generalizzato tra quasi tutti gli esseri umani. Storicamente, mai fatto di questa portata è accaduto. Oggi il confronto è possibile tra esseri umani con diversi caratteri morfologici, filosofici, storici ed economici e, tutti insieme, abbiamo l'occasione di metterci d'accordo sul massimo numero di idee, di prospettive, di realtà.

L'impiego delle nuove scienze inducono a ritenere possibile un trasferimento di notizie quasi completo e questo fatto implica naturalmente la suscettibilità al superamento dei conflitti tra esseri umani con diversi caratteri.

Un seme sparso oggi non rischia di arrivare fin dove lo porta il vento. Arriverebbe, se fosse portatore di verità dimostrata, in tutto il mondo ed in tutto il mondo potrebbe produrre frutti.

Non potevo non usare similitudini, per dire il mio modesto parere su questo aspetto. Manca certamente al sottoscritto la capacità di trasmettere questi concetti in modo più comprensibile.

Ma lo scenario è questo: una grande possibilità. Mi limiterò a portare pochi dati che, a mio parere, danno, l'immagine dell'economia mondiale: la più potente industria esistente è quella che produce armi, la seconda quella che produce droga, la terza, che rappresenta un volume pari alla metà della prima, produce petrolio.

In pratica, queste tre industrie significano insieme 1.750 miliardi di dollari dei quali 450 il petrolio, 500 le armi, 800 la droga.

Poco più di un quarto produce energia, quasi tre quarti la distruggono.

Bastano questi pochi dati per sollecitarci a studiare la verità ed i motivi per i quali questi fenomeni si verificano.

Forse è il rapporto che esiste tra protagonisti e normali esseri umani a conferire ai primi il potere di mantenere questo stato di cose.

Se così fosse, vorrebbe dire che molte cose, dal punto di vista politico, dovrebbero essere cambiate e bene fanno i moderni saggi a non voler più considerare la politica come una branca della filosofia.

MERCATO

Il mercato è costituito da bisogni, desideri, emulazioni.

Questi tre elementi sono universali, sono veri ed occupano tutte le nostre energie fisiche ed intellettuali.

Il mercato dei bisogni è rappresentato dalle necessità esistenziali materiali, quello dei desideri dalle necessità esistenziali immateriali, quello delle emulazioni dalle necessità evolutive.

Tutti noi dobbiamo mangiare, dobbiamo provare piacere, dobbiamo poter avere riferimenti. Il mercato dei riferimenti, solo apparentemente non rispecchia un fatto economico. In realtà, nel momento in cui risolviamo determinati problemi attraverso lo studio, noi compiano un'azione economica che influenza il mercato, anzi che fa parte del mercato e, al tempo stesso, compiamo atti di emulazione.

Ci troviamo quindi di fronte ad un mercato costituito da bisogni materiali, regolato oggi dalle leggi della domanda e dell'offerta.

Parleremo più avanti delle teorie economiche che coinvolgono anche queste leggi; per il momento precisiamo soltanto le nostre iniziative tese al raggiungimento di un riequilibrio del mercato dei beni materiali.

Tali iniziative sono espresse da due programmi: il primo tende al miglioramento delle condizioni di acquisto di beni strumentali, il secondo tende ad incrementare l'offerta di beni di consumo ma anche di strumenti di produzione orientati all'esportazione, utilizzando i differenziali di offerta ottenuti per differenza tra potenziali produttivi ed i volumi di vendita.

Su questo aspetto, che riveste tra l'altro importanza strategica non solo a seguito delle recenti rivoluzioni avvenute nell'Europa orientale, ma anche per tutti i paesi nei quali lo sviluppo delle economie sono in ritardo, vorremmo dire il nostro parere.

Ci pare che il problema si ponga in questi termini: quando la domanda supera l'offerta ma le risorse di chi rappresenta la domanda non coincidono con il valore della domanda stessa, è necessario correggere le normali strategie di vendita, basate sulle politiche monetaristiche, per avviare processi di conversione del commercio internazionale basandolo su risorse diverse dalla moneta.

Nè possiamo continuare a dire ai popoli dei paesi che rappresentano la domanda "sappiamo benissimo che avete bisogno dei nostri prodotti, ma prima di comprare dovete risolvere il problema di come pagare".

Sarebbe come dire a dei bambini "sappiamo che avete bisogno di latte, ma dovete imparare a parlare per averlo".

Quasi tutti quei bambini morirebbero, meno qualcuno che, sopravvissuto, si ricorderà della lezione ricevuta e la trasmetterà ai suoi eredi, che un certo giorno, siamone certi, sapranno come farlo ricordare agli eredi di chi aveva posto quelle condizioni per concedere il latte.

Si stanno così vanificando leggi di mercato che hanno avuto valenza in una dimensione nazionale dei problemi, ma che debbono essere riviste in base alle nuove esigenze poste, appunto, dall'internazionalizzazione dei mercati.

Il mercato dei desideri, teorizzato all'inizio degli anni sessanta, ha compreso fino a poco tempo fa i bisogni voluttuari. Ma vent'anni fa si affermavano le prospettive del disastro ecologico, oggi stiamo vivendo il disastro ecologico.

Si tratta perciò di ricondurre le esigenze ed i desideri che rappresentano il grado di vivibilità degli esseri umani e non solo di essi, in una dimensione di accentuata indispensabilità.

E su questi orientamenti, abbiamo pensato ad un programma teso alla ricerca di soluzioni in campo ambientale ed ecologico, al minor costo di adozione.

Quando parleremo di investimenti produttivi, dovremo considerare anche quei beni che non producono reddito ma vivibilità, studiando per le imprese le formule migliori che il nostro stato di diritto ci consente di adottare.

Le emulazioni possono infine rappresentare l'occasione per produrre un fortissimo incremento di produttività. Certo, gli emulandi dovranno accettare molte delle regole seguite dagli emulati, ma il processo di autoresponsabilità dell'umanità non può che produrre un incremento delle potenzialità soggettive che si potranno realizzare anche attraverso l'adozione di sistemi e metodi di chi ha realizzato, nel proprio orto, le stesse prospettive.

Ancora una volta, perciò, insistiamo sulla necessità della massima divulgazione delle verità, intendendo anche divulgazione di know how, di tecnologia, di pensiero.

Tra l'altro, una delle limitazioni rispetto a questa esigenza, cioè la strategia di potere fondata sulle armi, non ha bisogno di essere ulteriormente protratta, proprio in relazione alla presa d'atto della reale situazione che, dall'est e dall'ovest, è stata dichiarata.

BISOGNI

Le imprese, come gli uomini, hanno bisogni essenziali o primari e bisogni integrativi.

Bisogni essenziali sono le idee, i capitali, l'organizzazione con i quali promuovere le iniziative. Integrativi sono i bisogni di mercato e, quindi, di programmazione delle sue leggi.

Il costo dei bisogni integrativi è tanto più elevato quanto più le imprese vanno alla ricerca di consolidamento. E in questa fase si innesta il rapporto tra produzione di ricchezza e utilizzo della ricchezza.

Una parte consistente della ricchezza prodotta viene orientata alla soddisfazione di bisogni di chi non produce alcuna ricchezza. Lo Stato in un certo senso filtra tale trasferimento di ricchezza e, se i rapporti sono irragionevoli, provoca di fatto un impoverimento delle imprese.

Accade cioè quello che si verifica nell'ambito dei tre colossi della produzione industriale, dove circa un quarto viene orientato alla produzione di ricchezza e circa tre quarti vengono orientati alla sua distruzione.

Molti stati hanno lasciato alle imprese ampia libertà di scelta nel decidere sulla destinazione della ricchezza prodotta. Alcuni considerano vantaggioso reimpiegare la gran parte della ricchezza prodotta in nuovi mezzi di produzione.

In Italia, lo Stato prima pensa al proprio gettito fiscale pari a circa la metà della ricchezza prodotta, poi lascia libertà alle imprese di reimpiegare l'altra metà.

Almeno questa è la norma. Come correttivo a questa norma, sono state promulgate leggi fiscali che consentono alle imprese che meglio conoscono i meccanismi legislativi, in pratica alle grandi aziende, di modificare il suddetto rapporto, con la risultante politica che le grandi aziende diventano sempre più forti e le piccole e medie aziende sono costrette a rinunciare alla loro naturale evoluzione.

Uno dei bisogni primari delle imprese diventa perciò quello di saper adottare le norme in modo da potersi trattenere la maggiore ricchezza prodotta, per reinvestirla e produrre altra ricchezza.

Per ottenere questo risultato, peraltro, le piccole e medie aziende non possono prescindere dal processo di emulazione delle grandi aziende, per quanto attiene la capacità di trattenersi ricchezza prodotta.

Carisma ha da tempo impostato un programma, con procedure specifiche, teso ad un maggiore reimpiego della ricchezza prodotta, applicando le tecniche consentite dalle norme giuridiche e fiscali.

Questa impostazione può provocare sconcerto tra gli imprenditori, i quali sono portati a ritenere che se un fenomeno del genere assumesse dimensioni macroscopiche, le norme potrebbero essere modificate.

E' nostra opinione che siano ormai trascorsi i tempi delle caccie alle streghe: in Italia si parla di un fenomeno evasivo di circa 200.000 miliardi, compiuto mediante operazioni illecite. Sarebbe stupido modificare le norme che consentono un lecito ed auspicato reimpiego della ricchezza prodotta.

DESIDERI

Le imprese hanno come scopo primario la produzione di reddito, cioè di ricchezza reale. Ma cosa muove gli imprenditori, una volta che hanno conseguito risultati economici tali da garantire loro tranquillità economica? La passione, l'orgoglio di vincere, forse anche la considerazione della funzione sociale dell'impresa, che dovrebbe essere quella di continuare ad incrementare la produzione di ricchezza, in un contesto di proliferazione di desideri inappagati.

Si passa allora da un processo di produzione della ricchezza a scopo di arricchimento ad un processo di accumulazione dei mezzi di produzione che darà luogo ad un incremento della quantità di ricchezza prodotta.

E' soprattutto in questa fase che l'impresa assume un carattere sociale rilevante, perché produce ricchezza a prescindere dalle esigenze individuali dell'imprenditore, quindi soprattutto a favore di tutta la collettività, a meno che tale ricchezza prodotta non venga asservita ad altri scopi, che traggono origine dai compromessi iniziali accettati.

EMULAZIONI

Il terzo aspetto del mercato e, nel nostro contesto, delle imprese, è rappresentato dal processo di emulazione che coinvolge gli imprenditori, i prestatori di capitale ed i prestatori d'opera.

Emulare significa fare quello che si ritiene abbiano fatto altri al fine di ottenere almeno gli stessi risultati.

L'essere umano e le imprese che ne costituiscono l'elemento organizzativo tendono ad ottenere, attraverso le emulazioni, il massimo risultato, applicando strategie, procedure e tecniche di chi ha dimostrato di aver già ottenuto apprezzabili risultati.

TEORIE ECONOMICHE

Il mercato è governato da leggi economiche strettamente collegate a situazioni contingenti. I sistemi che ne derivano rappresentano i modi di applicazione delle leggi stesse.

Con il baratto, un tempo si regolavano gli scambi di merce cosa contro cosa.

All'epoca del mercantilismo, gli scambi venivano regolati con cose contro metalli preziosi, ai quali veniva attribuito un valore a seconda della quantità disponibile.

Il liberalismo incentrò la motivazione economica sul ruolo dell'interesse personale. Smith aveva colto nel modo di produzione capitalistico derivante dalla rivoluzione industriale, uno dei caratteri filosofici più discussi nella storia dell'economia: l'egoismo.

In un certo periodo, la legge di Say affermava che la produzione di merci generava una domanda aggregata effettiva, che conduce alla vendita di tutto il prodotto, sufficiente ad acquistare l'offerta totale di merci considerando perciò impossibile una sovrapproduzione generale.

Malthus teorizzò i rapporti tra leggi demografiche e mezzi di sussistenza con un rapporto che non ci pre essere stato dimostrato, altrimenti non avremmo il problema dell'esplosione demografica in paesi a bassa produzione di mezzi di sussistenza.

Ricardo individuò la fonte del valore delle merci nella scarsità e nella quantità di lavoro necessaria per ottenerle.

La critica marxista individuò gli aspetti negativi del modo di produzione capitalistico nella distribuzione del potere, nella distribuzione del credito, nelle crisi cicliche, nel monopolio e propose un'economia fondata sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione.

La controversia Keynesiana considerò indispensabili gli interventi dello stato sull'economia, teorizzando sull'utilizzo del credito come una molla per produrre ricchezza.

I giapponesi hanno adottato prassi derivanti dalle filosofie orientali nel confronto con il mercato, riconducendo nella domanda di mercato e nei prezzi la strategia economica, dando per scontata la loro futura egemonia dal momento che ritengono di poter essere i più bravi nel produrre, a parità di qualità, a costi inferiori.

Ed il popolo giapponese ha fatto di questa strategia una dottrina, un'ideologia che recenti sondaggi statistici hanno contraddetto, e non potranno mancare gli effetti di tale constatazione.

Ci sembrano tutte valide, se considerate nelle situazioni contingenti nelle quali sono state studiate, anche se, più che di teorie si è trattato, secondo noi, di deduzioni corrispondenti a realtà temporali, relative a determinati periodi della storia.

Secondo noi, l'economia è materia strettamente collegata alle altre fondamentali manifestazioni del genere umano.

Economia è gestione di fatti materiali in simbiosi con altri fatti materiali ed immateriali.

Il meglio dell'uomo si esprime attraverso un corretto equilibrio tra risorse materiali e forze immateriali.

I caratteri principali della teoria dell'uomo, quindi anche dell'economia, come processo di imprese organizzate, possono essere definite da ciunque elementi: origini filosofiche, essenze naturali, elementi del reale, utilità oggettive ed utilità soggettive.

Le origini filosofiche, cioè l'uso del pensiero, ci inducono a ritenere che i caratteri originari dell'essere umano sono, anche biologicamente, rappresentati da cinque elementi fondamentali:

- energia, cioè origine stessa dell'essere;

- materia, cioè sviluppo dell'energia;

- tempo, cioè stato della materia rispetto all'energia;

- vita, cioè evoluzione del rapporto tra energia e materia,

- morte, cioè cessazione dell'evoluzione del rapporto tra energia e materia.

Le essenze naturali dell'essere umano sono:

- verità, in quanto ogni nostro atto è teso a risolvere problemi contingenti, che devono essere conosciuti, per poterli studiare nella loro realtà dimostrata (Kant parlava di realtà effettuale);

- bellezza, intesa come piacere di essere e di esprimere, sotto qualsiasi forma percettibile, nella consapevolezza di quello che sappiamo di noi stessi;

- giustizia, nel senso di equità, nel rapporto tra il singolo, la collettività e lo stato che questa rappresenta;

- genialità, come capacità di porsi problemi e di risolverli                    

- volontà, che nasce dalla consapevolezza della necessità di fare.

Gli elementi del reale sono:

- mercato o scenario, situazione reale da affrontare;

- obiettivi o finalità, prospettiva della realtà effettuale;

- capitale o risorse, mezzi da impiegare;

- organizzazione o pluralità di uomini e di mezzi, modi di impiego;

- morale o autodeterminazione, autoresponsabilità generale concordata.

Le utilità oggettive sono:

- equilibrio: rapporto tra domanda, offerta, novità che crea altra domanda o propone altra offerta;

- probabilità: rapporto tra ideazione, strategia e tattica nella realizzazione degli obiettivi;

- massimizzazione: rapporto tra promozione, crescita e consolidamento di risorse;

- efficienza: rapporto tra oggettivismo, soggettivismo e dialettica dell'organizzazione;

- affidabilità: rapporto tra morale comune, morale interiore e morale rivoluzionaria.

Le utilità soggettive sono:

- universalità, nel senso di una visione globale dei problemi e degli effetti delle soluzioni;

- azione, cioè intervento dell'uomo;

- fisica, come rapporto tra materia ed energia;

- sistema, derivante da un piano organico;

- biochimica, come produzione ed utilizzo delle risorse individuali.

STATO ED IMPRESA

Lo stato rappresenta ormai gli interessi di una parte consistente della collettività. si dovrebbe poter dire che rappresenta gli interessi di tutta la collettività, ma la realtà dei fatti ci dimostra che questo assunto sarebbe puramente immaginario.

Lo stato è diventato sovrastruttura della collettività e, quindi, costo autonomo da considerare tra gli altri costi necessari a produrre ricchezza. Nulla di nuovo sotto il sole: al posto dei baroni, che venivano mantenuti dai produttori di ricchezza, ci troviamo oggi di fronte a masse di popolazioni improduttive di qualsiasi ricchezza che, per scelta politica riconducibile ad esigenze di mantenimento del potere di pochi, vengono mantenute da tutti coloro che cercano di produrre ricchezza.

Vediamo alcune caratteristiche delle masse:

C'è chi vuole produrre, godere e far godere benefici a chi produce dell'altro e chi non vuole produrre.

C'è chi accetta di lavorare, fisicamente ed intellettualmente, e chi non accetta di lavorare.

C'è chi produce e consuma e chi non produce e molto spesso consuma più di quelli che producono.

I primi, a mio modesto parere sono esseri umani, i secondi ci appaiono più come umanoidi, nel senso che sono simili agli esseri umani ma assumono comportamenti, almeno dal punto di vista etico, affatto diversi da quelli filosoficamente riconosciuti intrinseci agli esseri umani.

Questi umanoidi trovano nella struttura dello stato il potere per ottenere parte della ricchezza prodotta.

Non ci riferiamo, ovviamente, a chi non può produrre. Ci riferiamo a chi potendo produrre, evita in ogni modo di farlo.

Il costo rappresentato dagli umanoidi italiani può essere stimato intorno al 50% del deficit pubblico, che potrebbe essere tranquillamente eliminato, a prescindere da ogni altra valutazione, convincendo chi consuma senza produrre ricchezza a lavorare.

STATO DI DIRITTO

E' il compromesso proposto e deciso da chi produce ricchezza, con l'assenso di chi non ne produce. E questo sembrerebbe un paradosso, considerati gli interessi contrastanti. Il fatto è riconducibile al sistema di governo dello stato, che viene deciso da chi ha necessità di mantenere posizioni di potere elettivo.

Lo stato di diritto regola i rapporti tra individuo e società, crea i presupposti di minore conflittualità possibile, emana norme che, evidentemente, tengono conto del paradosso suddetto, nel senso che le norme sono comunque orientate a salvaguardare la produzione della ricchezza.

Il particolare importante di queste norme è che tendono a far coincidere i loro effetti sulla produzione di ricchezza in modo da provocare nel contempo il consolidamento delle posizioni dominanti.

Per quanto possa essere considerato moralmente ineccepibile, ci pre giusto adottare gli effetti delle norme in modo generalizzato.

Alcuni nostri programmi sono proprio orientati a questo scopo e sono talmente fuori dal luogo comune da indurre anche studiosi dello stato di diritto allo sconcerto. Ma non in relazione alla eccepibilità dei programmi, quanto invece al fatto di nono averci pensato loro stessi.

Noi non intendiamo rivendicare alcun primato, se non quello di voler praticare concretamente procedure negoziali previste dalle norme previste dallo stato di diritto.

CONCORRENZA

Nei confronti dei nostri concorrenti, siano essi privati o pubblici, abbiamo sempre mantenuto lealtà nei comportamenti, non accettando, peraltro, alcuna strumentalizzazione da parte degli interlocutori nei nostri confronti: faremo in modo di convincere che è quanto meno inopportuno confondere lealtà con debolezza.

Abbiamo sempre dichiarato pubblicamente le nostre intenzioni, senza tuttavia avere mai impostato obiettivi e strategie avulse dallo stato di diritto. Quindi, regolarmente, prima abbiamo studiato, poi abbiamo proposto. Abbiamo studiato anche come fare per difenderci, e la cosa ci pare del tutto legittima.

La trasparenza delle enunciazioni non corrisponde solo ad un imperativo etico, ma fondamentalmente ci consente di distinguerci dagli emulatori, i quali molto spesso hanno operato attraverso le nostre stesse procedure, ridotte e rettificate all'occorrenza, per perseguire o far perseguire obiettivi diversi dai nostri.

Ecco perché ci siamo permessi, da una parte di divulgare i nostri programmi senza sottacere le procedure capaci di realizzarle e, dall'altra, di riprendere anche molto duramente soggetti che, a nostro avviso, avrebbero potuto provocare, anzi molto spesso hanno provocato, effetti negativi su tutto il mercato.

Certo, in questo ci viene in aiuto il fatto incontrovertibile di non dover subire altri condizionamenti se non quelli derivanti dalle norme dello stato di diritto.

Qualche volta ci è anche accaduto di essere boicottati da soggetti non concorrenti ed in quelle occasioni abbiamo precisato le nostre posizioni, riconducendole, per gli effetti che per noi si determinano in quei casi, alle norme che stabiliscono il divieto di abuso di posizioni dominanti, presenti nel nuovo diritto comunitario ed anche, almeno per quanto riguarda i canali di informazione, nel nostro paese.

LA FILOSOFIA

Ogni azione degli esseri umani può essere interpretata attraverso riflessione filosofica.

Attraverso la logica ci avvaliamo del pensiero e della sua formazione, mediante la conoscenza stabiliamo i rapporti tra cognizioni e realtà, fisicamente studiamo le leggi della natura.

Utilizziamo l'estetica per tendere al bello e cerchiamo di esprimerci con etica nel rapporto tra scienza dei sentimenti e della condotta morale. Non possiamo non considerare la metafisica, dal momento che ci siamo proposti di indagare sulle cause ultime dell'essere, per trarne la forza della continuità.

Da un punto di vista psicologico, abbiamo esaminato e riteniamo evidenti i fenomeni che portano l'essere umano ad aborrire il lavoro, fenomeni che condividiamo ma che siamo costretti a superare dal momento che, oggi, vi è ancora necessità di lavorare.

Ci pare sempre più necessario l'amore per gli altri, impiegando noi stessi soprattutto quando gli altri sbagliano di più ed hanno quindi più bisogno di essere aiutati, non perdendo mai di vista il rapporto tra il buono ed il giusto, per evitare di far pagare ingiustamente gli effetti di un'eccessiva transigenza a soggetti che riterrebbero ovviamente sbagliato sostenere costi oltre misura.

Lo studio delle leggi naturali ci consente di comprendere meglio il nostro ruolo e di scoprire i limiti della nostra forza.

L'indagine sulla causa ultima dell'essere, ancora sconosciuta, ci porta a considerare con maggiore attenzione l'essere che ci è noto e ci fa scoprire cause, per così dire parziali, che possono dare un senso convincente alla nostra vita.

La nostra condotta morale è impegnata a dimostrare, con tutte le nostre forze, la possibilità di un'evoluzione non solo materiale, ma anche etica e morale, sul modo di comportamento e sul fine che noi possiamo determinare, essendo noto e realizzabile.

RADICI

Le radici sono la risultante di un seme che è stato sparso. Possono impiegare parecchio tempo per far crescere i frutti, ma se abilmente mantenute, dovranno produrre frutti.

Le nostre radici hanno già prodotto frutti, quindi evidentemente gli errori sono stati inferiori all'abilità e, se ci consente, anche alla strategia.

Abbiamo fondato le radici sul lavoro, dato che il nostro tempo ci impone di utilizzare tale ambiente per progredire.

SCOPO

Tutta la costruzione della quale stiamo parlando serve ad uno scopo ben preciso, che è quello di mettere in discussione i principi costitutivi delle certezze che provengono dall'esterno, sostituendole con la ricerca di certezze interiori attraverso una coraggiosa espressione di noi stessi.

IDEALI

L'assenza di ideali riduce l'essere umano ad un animale evoluto. Ci sono animali che, tecnicamente, si dimostrano per certi aspetti ancora più evoluti di noi. Ma non hanno ideali, cioè non credono in un ruolo, sono costretti ad accettare quel ruolo.

Noi ci richiamiamo agli ideali di verità, giustizia e bellezza e, in senso politico, intendiamo gettare un seme che è logico che sia coltivato da quelli che verranno dopo di noi. E noi vivremo in loro, come i nostri progenitori vivono in noi.

DETERMINAZIONE

Cerchiamo di avere la capacità di passare dalla fermezza di principio alla forza determinata nel concentrarmi in direzione degli obiettivi prefissati, con la necessaria elasticità di adeguamento alle ulteriori conoscenze che ci proverranno dalle nostre e dalle altrui esperienze.

TECNICHE

Vogliamo realizzare obiettivi anche materiali e di conseguenza dobbiamo utilizzare ogni risorsa che ci ponga in condizioni di dover accettare il minor costo possibile.

Impareremo quindi tecniche di produzione e di divulgazione delle nostre attività, avvalendoci ovviamente di tutte le conoscenze che altri già hanno e che cercheremo di acquisire.

UTOPIE

L'utopia è una trasfigurazione della realtà dimostrabile, nel senso che si pone finalità ritenute impossibili.

Quando realtà ritenute utopistiche si sono poi potute dimostrare, allora si è cessato di chiamarle utopie e ci si è serviti degli effetti delle realtà prodotte.

Noi intendiamo immaginare realtà sconosciute, infatti tutto il nostro contesto muove da realtà già verificate, in modo sporadico, forse in modo limitato o poco divulgato, ma certamente già accadute.

Di conseguenza non ci pare di voler affrontare i problemi in modo astratto, dato che tutti sappiamo che esistono i problemi posti, ma certamente in modo molto incidente rispetto alle situazioni oggettive.

GLI OBIETTIVI

I problemi che dobbiamo affrontare sono di carattere economico, per cui non possiamo prescindere dal definire obiettivi sotto questo aspetto anche in considerazione dell'importanza strategica che riveste tale materia in tutta la nostra costruzione ideale.

Procederemo quindi ad ipotizzare obiettivi nel breve e nel medio periodo, sia in termini di volumi d'affari, sia in termini di produzione di reddito, sia in termini organizzativi.

Per il periodo 1990 - 1992, mentre avremo consolidato programmi e procedure, possiamo ipotizzare l'obiettivo di trasformare la nostra iniziativa da un livello di media struttura ad un livello di struttura più completa ed efficiente.

Il volume d'affari nel periodo citato, potrà essere ragionevolmente considerato intorno ai 200 miliardi, con la produzione di un autofinanziamento che potrebbe superare i 10 miliardi.

Stiamo parlando di un periodo di circa 25 mesi, circa 100 settimane e 500 giorni che possiamo considerare produttivi.

Le medie alle quali facciamo riferimento ci propongono un volume di affari di circa 8 miliardi al mese, 2 miliardi per settimana, 400 milioni al giorno.

Se consideriamo una produttività media di 500 milioni al mese per ogni operatore, avremo bisogno di promuovere gli affari attraverso 16 operatori.

Noi ne abbiamo previsti 24: 9 orientati agli incontri preliminari con imprenditori, 11 orientati alla realizzazione dei rispettivi programmi, 4 orientati alla divulgazione dell'iniziativa ed alla conclusione di affari.

Questi obiettivi produrranno una ricchezza di circa 10 miliardi a favore del gruppo, di circa 13 miliardi a favore dei nostri collaboratori e di circa 43 miliardi a favore dei nostri clienti.

Sotto l'aspetto strutturale, in questo periodo non saranno necessari altri strumenti societari, mentre saranno indispensabili gli strumenti organizzativi rappresentati dalle persone che insieme a noi dovranno lavorare per realizzare i risultati proposti.

Nello stesso periodo, dovremo affrontare e risolvere tutti gli aspetti psicologici e tecnici relativi alla nostra azione.

Per far questo, sarà indispensabile acquisire la massima convinzione e la necessaria determinazione. Le premesse che abbiamo posto in discussione dovranno, a prescindere dalle interpretazioni soggettive, costituire parte di noi stessi nel senso di non volerci far carico e portatori delle necessarie preparazione e determinazione.

Possiamo considerare come periodo successivo il triennio 1993-94-95 anche come campo di prova dei primi anni dell'integrazione europea.

Siamo convinti che un'iniziativa di interesse economico europeo, come quella che stiamo preparando, debba avere la capacità di sviluppare un volume d'affari di almeno 100 miliardi di oggi all'anno.

Per tale periodo, quindi, ipotizziamo circa 450 miliardi di affari, con un autofinanziamento di circa 25 miliardi.

Ed in quella fase dovremo realizzare altri strumenti produttivi, alla luce delle nuove esigenze che dovremo interpretare.

LA STRATEGIA

Abbiamo dichiarato più volte, prima d'ora, che è nostra intenzione promuovere tutte le forme di reinvestimento delle ricchezze prodotte e dalle imprese, operando nell'ambito dello stato di diritto nazionale e comunitario.

Utilizzeremo quindi tutte le norme, non ultime quelle che regolano i rapporti di mercato nazionali, comunitari ed extracomunitari.

Norme che conosciamo e che riteniamo di poter interpretare con l'aiuto delle conoscenze e delle critiche costruttive che ci provengono dall'esterno.

Quanto ai nostri interlocutori, destinatari delle proposte e, quindi, delle nostre attività, dovremo compiere un'opera di informazione incessante e modificare gli atteggiamenti psicologici negativi.

Fondamentalmente, dobbiamo cercare di far capire che le nostre proposte tendono a risolvere problemi prima di tutto dei destinatari delle proposte stesse, riconoscendo a questi oltre tre quarti della ricchezza prodotta con la nostra iniziativa.

Per ottenere questo risultato, dovremo prestare la nostra opera prima di tutto nel far riconoscere l'esistenza dei problemi, rimandando ad una risultante dialettica oltre che tecnica, la loro soluzione.

Soluzione, quindi, da non prefigurare prima di aver preso conoscenza dei problemi e di aver discusso di questi con gli interlocutori.

Questi concetti possono apparire tattici più che strategici, ma dobbiamo considerare quello che abbiamo dichiarato essere il nostro fine e cioè dare il nostro contributo a chi ne ha più bisogno e si rende conto di tale esigenza.

Da questo punto di vista la prassi indicata nel conseguire rapporti con gli interlocutori si trasforma in strategia: il fine non è quello, infatti, di trarre il massimo vantaggio economico a nostro favore, bensì a favore dei destinatari, quindi dei nostri interlocutori.

E dobbiamo considerare realizzato questo fine dal momento in cui siamo riusciti a porre all'attenzione degli interlocutori i loro stessi problemi, anche se poi si rifiutassero di risolverli.

La tattica, invece, starà nel far comprendere e nel convincere sulla possibilità e sulla necessità di risolvere i problemi.

MODO DI VIVERE

Dalla enunciazione strategica discende logicamente una maniera di affrontare la vita, e soprattutto il lavoro, finalizzato ad acquisire la capacità di produrre risultati apprezzabili.

Non si tratta tanto di rinunciare a tutti i propri interessi per dedicarsi completamente al lavoro, quanto di pensare al modo di essere produttivi di ricchezza, dotandosi di una propria individualità strategica operando in funzione del conseguimento di uno scopo comune, credibile e possibile da realizzare.

L'espressione di libertà dal bisogno non può prescindere, in effetti, dall'aver conseguito tale risultato mediante atti orientati alla produzione di ricchezza, per se stessi e per gli altri.

Ma la libertà dal bisogno non significa soltanto soddisfacimento di necessità materiali essenziali, tutto sommato agevolmente ottenibili nelle società ad economia evoluta, quanto coscienza di agire in modo funzionale ai fini dell'ottenimento di risultati complessivi ed appaganti.

Vivere prima di tutto con serenità, quindi, consci dei costi che ci dobbiamo accollare tutti se insieme vogliamo realizzare noi stessi.

Vivere nella convinzione che solo un fatto definitivo, almeno sotto l'aspetto materiale, come la morte, può impedire la completa espressione della forza.

Ciò naturalmente se avremo derogato dalle fondamentali premesse naturali sull'essere umano che abbiamo indicato, come gli antichi greci, in modo universale, nella verità, nella giustizia, nella bellezza.

La nostra giustificata pretesa di supremazia sulla natura, anche in funzione della salvaguardia della natura stessa, non si esprime solo attraverso i nostri caratteri originari, avendo invece bisogno di essere espressa attraverso la piena coscienza di sè.

COSTI

Sapremo sostenere i costi indispensabili per realizzare le finalità che ci sembrano obiettivamente necessarie. Li sosterremo sia da un punto di vista economico che da quello filosofico. Accetteremo di confrontarci sulla natura dei problemi che intendiamo risolvere, anche per apprendere noi tutto quello che ancora non sappiamo.

I costi saranno determinati dal funzionamento delle imprese, dalla logistica alla consulenza; sosterremo costi per convincere, mai per comprare la convinzione; metteremo a disposizione dell'iniziativa tutte le risorse che dalla stessa verranno prodotte.

RISULTATI

Stabiliti gli obiettivi realizzabili, accettando i costi necessari a realizzarli, non dovrebbero mancare i risultati. Ci riferiamo ai risultati economici ma non solo: gli obiettivi rivestono caratteri economici, filosofici, universali. I risultati che cercheremo di ottenere dovranno invadere queste sfere, ciascuna per la propria importanza.

E' certamente vero che stiamo parlando di un ago in un pagliaio, ed è altrettanto vero che le forze da affrontare sono immensamente più grandi di noi. Ma provate a dare energia ad un ago in un pagliaio e poi vedrete cosa succede al pagliaio. Certo, l'ago cambierà colore, si trasformerà, ma non sarà certamente il pagliaio a distruggerlo.

Abbiamo pensato, abbiamo lavorato in tutti questi anni, per costruire uno strumento capace di sostenere la veemenza delle forze che vi si oppongono, durante la nostra azione ed anche a prescindere dalla nostra azione.

In questo senso si può certamente parlare di una sfida: la sfida di una parte dell'umanità non contro tutta la restante, ma la sfida che si propone di dare un contributo all'evoluzione di tutta l'umanità.

Di noi stessi, quindi, abbiamo una buona opinione e, se avremo lavorato bene, non dovrebbero mancare i risultati.

PRASSI

I nostri caratteri di trasparenza sono sempre stati tali da non consentire a nessuno, neppure a noi stessi, di modificare o strumentalizzare le strategie enunciate.

Ciò non significa peraltro dover adottare prassi schematiche o dottrinarie, che consentirebbero naturalmente di ottenere risultati.

La prassi, per noi, si esprime attraverso un'operatività che tende a convincere i nostri interlocutori, a tutti i livelli, sulla necessità di identificare problemi, sulla necessità di discutere sulle soluzioni migliori da concordare, sugli strumenti che siamo in grado di mettere a disposizione degli interlocutori stessi.

Indagini aziendali, dunque, non a fini statistici e come mezzo per impostare strategie di marketing, che altri meglio e prima di noi hanno già fatto, indagini aziendali mirate all'identificazione di problemi particolari, relativi ad una singola unità produttiva ed ai quali dare soluzioni nel contesto generale.

Questa è una delle fasi più importanti nella costruzione della nostra iniziativa: c'è il rischio di non essere ascoltati, di essere male interpretati, di essere rifuggiti.

Del resto, tutte le originalità che l'essere umano ha saputo produrre hanno incontrato ostacoli; non siamo nè i primi nè gli ultimi a dover affrontare ostacoli. Pensiamo agli ostacoli che incontrerebbe chi avesse l'intenzione di impedirci di proseguire nella nostra azione ed a tutti i complessi che il non poterci riuscire provoca e, probabilmente, provocherà ancora.

Ci viene detto: ma se venisse modificato lo stato di diritto, la vostra funzione non verrebbe meno? Abbiamo risposto che siamo certi che lo stato di diritto dovrà essere modificato e ci congratuleremo con noi stessi quando questo fatto dovesse accadere. Vorrebbe dire molto esplicitamente che alcuni obiettivi sarebbero stati raggiunti e, per parte nostra, non mancheremo di operare sulla base di uno stato di diritto riformato.

Francamente però, dobbiamo aggiungere che la nostra azione scaturisce da situazioni, che coinvolgono lo stato di diritto, la cui riforma non appare oggettivamente nè semplice nè scontata.

Se avessimo avuto la percezione di uno spontaneo cambiamento delle situazioni, credo che non avremmo sprecato tanto tempo per studiare come fare per incidere su di esse per provocarne il cambiamento.

Voglio dire che non siamo poi così stupidi da credere a tutto quello che potrebbe far comodo agli altri.

Intanto lavoriamo, e lo facciamo in buona fede. Questo, almeno per noi è dato certo. Per gli altri è facilmente accettabile.

RAPPORTI

Si deve premettere che, nelle economie di mercato, i rapporti sono intesi sempre in modo strumentale alla conclusione di affari.

Noi riteniamo che si debba parlare anche di rapporti sociali, politici, quando si esprimono idee ed azioni che incidono, o possono incidere su elementi reali.

Abbiamo impostato i nostri rapporti sulla trasparenza, sull'estrema franchezza con tutti. Talvolta abbiamo riscontrato un certo scetticismo di maniera che non può essere il prodotto della premessa che abbiamo indicato.

Non ci sono finte o controfinte. Ci sentiamo molto puri quando promuoviamo l'avviamento di un rapporto, con l'imprenditore, con il tecnico e con il professionista, così come quando lo promuoviamo con il politico o con il rappresentante dell'ente pubblico.

La nostra unica intenzione è quella di metterci a disposizione dei nostri interlocutori, d'affari e non d'affari, per procedere insieme alle necessarie valutazioni sulla convenienza di impostare rapporti, sulla base di programmi che, secondo noi, ricorrendone le condizioni, possono essere reciprocamente utili.

TRASPARENZA

Abbiamo già parlato della questione della trasparenza in tutte le nostre azioni, dalla promozione alla conclusione di rapporti e di affari reciprocamente utili.

Anche per questo fatto abbiamo ricevuto certe critiche. Forse perché viene ritenuto utile fare le cose in gran segreto, pensando che coloro che sono preposti al controllo delle cose fatte non badino a come sono state fatte.

Noi abbiamo sempre avvertito pubblicamente sulle nostre intenzioni, e siamo certi che il danno maggiore derivi proprio da riservatezze ostentate e da malcelati affari di bottega.

Trasparenza, peraltro, non deve significare sfacciataggine o, ancor peggio, ostentatezza. Le cose vanno esaminate sempre dal punto di vista oggettivo ed in modo deontologicamente corretto.

Nessuno ci ha mai potuto accusare di aver violato segreti aziendali e, questo, da l'idea di cosa intendiamo per trasparenza.

Intendiamo disponibilità a discutere sul nostro modo di lavorare ed anche sulle finalità che ci siamo proposti. Intendiamo disponibilità a modificare strategie e prassi se queste dovessero essere giudicate sbagliate.

Ma non accetteremo deroghe che ci venissero richieste per motivi diversi. Non vediamo l'opportunità e non ne comprendiamo il senso.

Vogliamo anche capire perché la prassi normale dovrebbe continuare ad essere la "non trasparenza", quando la stragrande maggioranza della gente poi si lamenta di quello che ha e di come l'ha ottenuto. Per parte nostra non rimane per il momento che riaffermare: cambiamo questo stato di cose, e vediamo se è meglio.

PRINCIPI INVIOLABILI

Quando oggi sentiamo parlare di filosofia, si tende a giudicare chi ne parla in modo ironico. La forza del materialismo si è radicata talmente nell'animo umano che, non potendosi confrontare su aspetti ideali immateriali, si difende rifuggendo ogni riflessione, ma semplicemente rinunciando al dialogo.

Poi, invidiamo i filosofi ed i saggi, perché ci accorgiamo che vivono meglio di noi.

E allora proviamo a capire perché alcuni di noi han saputo vincere la paura, a sopportare meglio il dolore, a cercare dentro se stessi la verità.

Principi inviolabili non scaturiscono dalla nostra fantasia: li abbiamo studiati, li abbiamo conosciuti e, per quello che la situazione contingente ci permette, li stiamo adottando.

Verità delle cose per quello che scopriamo che sono, giustizia nei confronti di noi stessi e degli altri, passione e quindi bellezza istintiva nel fare le cose, ci sembrano principi inviolabili.

Li abbiamo osservati, questi principi, da quando siamo nati, ma non riteniamo affatto di essere degli eletti, piuttosto dei fortunati.

Uno dei nostri compiti è quello di far comprendere questo stato di necessità individuale, da conseguire non attraverso la rinuncia a combattere, ma possibilmente attraverso i valori ai quali hanno creduto tutti gli uomini che hanno lasciato eredità utili a tutti noi.

COSTRUZIONE DELLA FORZA

La forza è concezione interiore delle proprie personali capacità e consapevolezza del proprio grado di potenziale incidenza sui fatti oggettivi.

La conoscenza dei fatti oggettivi, la comunione o la reazione verso quelli, produce la necessità di costruirsi maggiori capacità.

L'introspezione psicologica che dobbiamo necessariamente farci per scoprire quantitativamente e qualitativamente le nostre capacità originarie, ci consentono di concepire interiormente la base della nostra forza che, confrontata con i fatti oggettivi, esprime gli effetti potenziali di tale fenomeno.

La forza, quindi, non può essere caratterizzata solo come fenomeno istintivo, ma invece come fenomeno potenzialmente di crescita.

Come l'ago nel pagliaio non produrrebbe effetti se non attraverso energia esterna, la forza non potrebbe liberarsi se non venisse sollecitata, messa alla prova, continuamente alimentata.

Ma se gli spilli sono più di uno, l'effetto può essere diverso.

Ed allora, per creare energia tra diversi spilli, si può pensare ad una reciproca sollecitazione, secondo il principio dell'acciarino. Noi possiamo considerarci spilli, che per acquisire maggiore forza hanno bisogno di sollecitarsi, ed il tempo è la mano che ci guida.

UNIVERSALITA'

La nostra iniziativa è ancora oggi limitata da caratterizzazioni nazionali o, al più, internazionali. Ciò è dovuto alla nostra origine ed all'ambiente nel quale siamo cresciuti.

Dovremo lavorare per comprende i caratteri indispensabili a fare una buona idea un'idea universalmente valida.

Questo è l'impegno che intendiamo prendere e gettiamo intanto le basi perché questo possa essere realizzato, se non da noi, da quelli che continueranno dopo di noi.

LE ATTIVITA'

Tutte le attività di Carisma, come del resto quelle di altre iniziative, passano attraverso le seguenti fasi: ideazione, progettazione, produzione, distribuzione o divulgazione, rilevazione, analisi, studio dei problemi, soluzioni, comparazione dei risultati ottenibili, interventi, verifica dei risultati.

IDEAZIONE

Per ideazione, intendiamo la trasformazione di un problema reale che percepiamo in produzione di azioni atte a risolverlo.

Ci siamo dati priorità, nell'ideare azioni, in relazione all'importanza attribuita ai problemi stessi.

A livello industriale abbiamo ideato procedure capaci a produrre effetti nel campo dell'ecologia e dell'energia.

A livello finanziario abbiamo ideato procedure capaci trasformare ricchezza, ottenuta e ottenibile, in mezzi di produzione.

Queste sono alcune delle scelte fatte: altre sono già in procinto di essere discusse.

PROGETTAZIONE

La trasformazione delle idee in azioni richiedono la progettazione delle azioni stesse. Progettare, significa dunque coordinare gli effetti di una idea per consentirle di agire, di diventare strumento di soluzione.

Ci serviremo naturalmente delle risorse tecniche disponibili per poter progettare azioni con il massimo effetto ed al minimo costo.

PRODUZIONE

Le azioni devono poi essere prodotte. Procediamo quindi alla costruzione, nel modo migliore, degli strumenti capaci di trasformare le azioni progettate in effetti reali.

Questo è, o dovrebbe essere a nostro parere la produzione, sotto l'aspetto concettuale.

Abbiamo prodotto beni utili perché producono altri beni o servizi, stiamo producendo beni che producono piacere perché esteticamente piacevoli.

DISTRIBUZIONE

I beni ed i servizi non producono gli effetti ai quali sono destinati se non vengono posti a disposizione degli utilizzatori.

La fase della distribuzione assume dunque importanza rilevante, anzi rappresenta lo scopo per cui i beni ed i servizi vengono progettati.

A questa fase dedichiamo la gran parte delle nostre forze, convinti di rappresentare l'interesse dei nostri interlocutori.

RILEVAZIONE

Il nostro processo metodologico fonda le sue basi sulla rilevazione dei fatti. Più volte abbiamo già enunciato ed abbiamo lavorato in questa direzione anche se, molto spesso, non siamo riusciti a farci capire.

L'interlocutore si aspetta delle proposte, non delle richieste. Tuttavia è necessario saper convincere che oggi le soluzioni standardizzate mal si attaglino alle situazioni soggettive. Non dimentichiamo che le entità produttive sono nate in assenza di programmazione, promosse e di rette con una filosofia individualistica dell'economia, quindi ogni impresa rappresenta un fatto al tempo stesso tipico nei suoi caratteri generali, atipico in quelli particolari.

Fino a quando tale impostazione non troverà pieno riscontro da parte degli interlocutori, noi ci faremo carico del costo della rilevazione dei fatti oggettivi delle imprese, accettando il rischio di non saper identificare correttamente i problemi da risolvere o di non riuscire a convincere sulla necessità di risolverli.

ANALISI

Per scoprire i problemi, una volta acquisiti gli elementi di fatto, bisogna studiarne la qualità e l'entità.

Talvolta potrà accadere che, in realtà, non vengono verificati problemi degni di considerazione, perché dettagli di un processo che funziona quasi perfettamente. Allora dovremo pensare ai rischi potenziali, di prospettiva.

Comunque, dall'analisi storica comparata, noi possiamo trarre le condizioni per identificare i problemi e pensare alle soluzioni.

STUDIO DEI PROBLEMI

E veniamo alla parte più tecnica del processo attribuito a tutta la nostra attività: quello che ci porta ad indicare delle soluzioni.

Studiare un problema vuol dire pensare a quel problema e confrontare i fatti individuati con i fatti noti in generale: in questa fase intervengono, logicamente, la teoria e l'esperienza.

Ma dobbiamo convincerci che il problema più grande è quello di porsi problemi. Una volta che questi sono noti, è solo questione di tempo dedicato nel risolverli, ma è probabile che ci si riesca.

SOLUZIONI

Le soluzioni rappresentano il coronamento di tutto il processo che è stato avviato a monte.

Pervenire alla soluzione di un problema è sinonimo di promozione ad una fase successiva, previa verifica prospettica dei risultati ottenibili.

COMPARAZIONE DELLE SOLUZIONI

Con questo termine indichiamo l'analisi delle situazioni che si sarebbero determinate storicamente, adottando le soluzioni che intendiamo proporre per il futuro.

E qui bisogna stare attenti a non confondere il passato con il futuro: verificato l'esito che si sarebbe ottenuto storicamente adottando le soluzioni alle quali abbiamo pensato, dobbiamo chiederci quali potranno essere le possibili modificazioni della situazione generale esterna, rispetto a quella storica.

Parliamo quindi di indagine prospettica, che mira ad immaginare il rapporto tra situazioni generali e particolari, storiche e future.

Da questa elaborazione potranno essere prodotte soluzioni con buona probabilità di produrre effetti positivi.

INTERVENTI

La trasformazione delle soluzioni in azioni materiali, dopo le comparazioni, implicano l'adozione degli strumenti tecnici adeguati.

Questa è una fase molto tecnica del processo teso alla soluzione di problemi, e non dovrebbero sussistere difficoltà insormontabili per produrre o utilizzare gli strumenti più adatti.

VERIFICA DEI RISULTATI

La verifica dei risultati ottenuti ci potrà confermare l'idoneità delle soluzioni e degli strumenti adottati e, nel tempo, ci consentirà di ridurre il margine di improbabilità dell'analisi prospettica.

I PROGRAMMI

Per presentare il nostro potenziale di risorse tese a provocare gli effetti che ci proponiamo a favore dei nostri interlocutori, abbiamo impostato specifici programmi operativi, ciascuno dei quali propone gruppi di interventi e, quindi, di soluzioni.

Ci si potrebbe chiedere come mai, avendo a disposizione oltre venti società operative, sia stato necessario impostare programmi, che potrebbero apparire come sovrastrutture delle società stesse.

La ragione è presto spiegata. Bisogna tener conto di una realtà giuridica e di una realtà operativa. La realtà giuridica ci impone di osservare la norma imperativa e la sua applicazione sostanziale e formale, la seconda è rappresentata dal mercato. La prima è fatto di politica economica, in quanto governo, o presunto tale, dell'economia, la seconda è puro fatto economico.

Tra l'altro, i programmi ci consentono di trasferire sul piano operativo molti aspetti della nostra strategia complessiva e le procedure poste in atto per la realizzazione dei programmi rappresentano la prasi operativa capace di incidere sulle realtà oggettive.

Si potrebbe dire che le società del gruppo sono gli strumenti tecnici, i programmi operativi sono gli strumenti dialettici che, in fase esecutiva, si avvalgono degli strumenti tecnici.

INTERSALE

Il Programma Intersale ha lo scopo di consentire ai nostri interlocutori di fare investimenti in beni strumentali al minor costo effettivo.

Parliamo di costo effettivo e non di costo di acquisto, precisando che con il primo indichiamo il prezzo pagato dall'acquirente, per la sua situazione peculiare, nel corso della vita economica di un bene strumentale di acquisto.

Gli affari che derivano da questo programma possono avere tre distinte categorie di oggetti, cioè di beni strumentali all'impresa, a seconda dell'origine produttiva dei beni offerti:

- beni ideati, progettati e prodotti da società del nostro gruppo, ceduti al loro valore normale, quindi al nostro prezzo di listino;

- beni ideati, progettati e prodotti da altri, personalizzati o integrati con tecnologia ideata, progettata e prodotta da società del nostro gruppo;

- beni ideati, progettati e prodotti da terzi.

Nel primo caso potremo offrire i beni collegandoli a procedure che determinano un costo effettivo inferiore a zero, detraendo dal costo di acquisto risparmio fiscale e ricavi non imponibili.

Nel secondo caso, il costo effettivo dei beni potrà essere di circa il 10% del costo di acquisto, per lo stesso processo sopracitato, pur con una misura inferiore di ricavi imponibili.

Nel terzo caso infine, il costo effettivo sarà di circa il 55% del costo di acquisto, per il duplice effetto derivante da sconti sul costo d'acquisto stesso e dal risparmio fiscale ottenuto.

Tali effetti derivano dal sistema fiscale, che consente di dedurre i costi d'acquisto di beni strumentali all'impresa, quindi il costo effettivo sarà pari alla differenza tra costo di acquisto e risparmio fiscale, integrato da ricavi certi prodotti da specifiche procedure da noi adottate, o da sconti sullo stesso costo d'acquisto.

Con questo programma, la trasformazione della ricchezza prodotta in investimenti produttivi per l'impresa che ha prodotto quella ricchezza, si realizza, in pratica, nel reinvestimento di parte dell'utile prodotto attraverso un risparmio del costo fiscale.

La funzione del Programma Intersale, quindi, è quella di determinare vantaggi alle imprese avvalendosi da una parte del potere contrattuale di Carisma e dall'altra parte delle procedure da questa poste in atto per provocare un reale risparmio a favore degli acquirenti.

CONSULTING

Il Programma Consulting adotta le medesime metodologie del Programma Intersale, applicate alle prestazioni di servizi.

A prestazioni di servizi reali, strumentali ed utili alle imprese, corrisponderà un costo di acquisizione inferiore a quello normalmente praticato sul mercato.

ENGINEERING

Anche questo programma ha come oggetto prestazioni di servizi, perché la materia trattata è, in effetti, un servizio.

Il collegamento di questo programma con il Programma Intersale, consente d'incrementare in misura aritmetica gli effetti dei due programmi.

MARKETING

Marketing significa ricerche di mercato e creazione dei presupposti per inserirsi validamente in esso. Con questo programma intendiamo quindi contribuire allo studio sulle realtà di mercato, sulle prospettive di inserimento dei nostri interlocutori.

SYNERGY

Synergy è una funzione del marketing, della consulenza, delle attività di engineering e altre attività ancora.

Questo programma si propone due effetti fondamentali: sbloccare situazioni commerciali contingenti e provocare un potenziamento della capacità di inserimento sul mercato dei nostri interlocutori.

In pratica, sfruttare i rapporti esistenti tra Carisma ed i suoi interlocutori, trasferendo opportunità agli stessi o ad altri interlocutori, affinché possiamo reciprocamente trarre il massimo vantaggio dai rapporti in essere.

EXPORT

Esistono certamente, soprattutto in Italia, differenziali tra il potenziale produttivo delle imprese ed il loro volume d'affari.

Noi sappiamo che attraverso il calcolo del fatturato minimo determiniamo il livello di sopravvivenza di un'impresa. Possiamo quindi definire il differenziale produttivo come la differenza tra il potenziale produttivo ed il fatturato minimo.

Inferiore sarà il differenziale esistente, inferiori saranno i costi per produrre il differenziale produttivo rimanente, quindi più competitivi saranno i prezzi.

L'intento del Programma Export è perciò quello di corrispondere alla domanda esterna, non solo attraverso la creazione di nuove unità produttive o la ristrutturazione e l'ampliamento di quelle esistenti, ma prima di tutto attraverso la massima produzione potenzialmente possibile.

Ci sembra che la domanda non manchi. Con operazioni di clearing si potrà risolvere il problema del pagamento dei corrispettivi, mediante baratti a prezzi congrui che porterebbero in Italia materie prime a basso costo, generando così nuove opportunità produttive.

Certo, questa impostazione va contro gli interessi degli attuali operatori commerciali che si occupano di import-export e, apparentemente, contro gli interessi delle grandi aziende. In realtà, l'aumento degli elementi di domanda e di offerta sul mercato internazionale provocherebbe un incremento anche delle fasce di mercato tradizionalmente riservate alle grandi aziende, che nel medio periodo troverebbero quindi in tale espansione di mercato positivi interessi.

EGOLOGY

La questione ambientale occupa i governi e le società di tutto il mondo, dopo che si sono rivelati esatti gli ammonimenti degli scienziati che da tempo ci esortavano sulle questioni ecologiche.

La nostra iniziativa si pone l'obbiettivo di consentire interventi sul piano ambientale, al minor costo possibile, avvalendoci delle procedure impostate per altri programmi.

ENERGY

Il deficit energetico rispetto alle esigenze è ancora un problema irrisolto: il nostro intento è quello di realizzare progetti e prodotti capaci di correggere il problema da un punto di vista infrastrutturale, non essendo certamente in grado di sviluppare ricerca sulle fonti, il cui incremento sarebbe necessario e che, secondo noi, non viene ancora adeguatamente sviluppato.

EVERYFIN

Tutte le forme di finanziamento disponibili dovranno essere valutate ed opportunamente adottate, per integrare le risorse delle imprese.

Particolare attenzione dovremo dedicare alle procedure di finanziamenti CEE, per le quali i commissari italiani hanno anche recentemente lamentato un utilizzo insoddisfaciente, inferiore alle disponibilità.

INTERMEDIA

A nostro avviso, il processo di integrazione comunitaria provocherà, anzi sta già provocando la necessità di aggregazioni e ricomposizioni societarie.

Non siamo d'accordo con chi ritiene che le partite più importanti sono già terminate; se da una parte sosteniamo, e tutti sostengono, che la nostra struttura economica, costituita da imprese pubbliche e private, banche e servizi sono in ritardo, come posiamo poi sostenere, paradossalmente, che le collocazioni imprenditoriali, di fronte al mercato europeo, siano consolidate.

Diciamo invece che, in questa materia, ci si è già mossi, e che nel futuro potremo assistere ad un necessario sviluppo del fenomeno.

AFFARI A GESTIONE MISTA

Gli affari a gestione mista da noi proposti attraverso procedure capaci di trasformare ricchezza prodotta in investimenti produttivi, devono rappresentare un punto di forza a nostro favore, da adeguare agli altri programmi nella misura in cui gli effetti di queste procedure possano essere sopportati dalle imprese.

Esiste quindi un condizionamento oggettivo nella realizzazione delle procedure previste dal programma affari a gestione mista, così come permangono condizionamenti psicologici oggettivi, che possiamo risolvere lavorando pazientemente sulla base delle indicazioni delle quali abbiamo parlato a proposito della strategia.

Certo è innegabile che, da un punto di vista tecnico, siamo in grado di produrre risultati del tutto esclusivi, che vanno al di là di tutto quello che fino ad ora, a livello di professionisti della consulenza, sia mai stato ideato.

Questo fatto non ci deve peraltro fare in alcun modo perdere di vista gli obiettivi complessivi che ci siam dati, per conseguire i quali ci viene in aiuto il know how sugli affari a gestione mista.

IL PIANO

Le politiche economiche di piano sono fallite soprattutto quando sono state impostate in modo eccessivamente rigido e, soprattutto, quando si imposta un piano sulla base di presupposti non economici.

Se intendiamo un piano come l'insieme degli atti che si intendono produrre per ottenere risultati apprezzabili, partendo da una situazione di fatto realmente effettiva, allora potremo avere come effetto principale il coordinamento dell'ambito strategico con quello tattico. E questo, a tutti i livelli di iniziativa, è un fatto positivo.

Posti determinati obiettivi, quindi, non ci possiamo riconoscere in un piano che predetermini un insieme organizzato di azioni che, debitamente coordinate, conducono al successo.

Il concatenarsi delle azioni tese a produrre effetti, ha come conseguenza logica l'accordo delle parti che concorrono alla formazione di un piano.

Noi ci mettiamo a disposizione, non tanto e non solo per presentare le nostre finalità ma, partendo da queste, per costruire piani di intervento con i nostri interlocutori.

E per ottenere questo primo risultato, è assolutamente necessario conoscerci, parlarne, confrontarci con gli interlocutori, siano essi destinatari delle nostre azioni oppure collaboratori o consiglieri dei destinatari.

CONCLUSIONI

Dopo aver tratteggiato, mi auguro in modo comprensibile, una serie di orientamenti, non possiamo non consentirci una pausa di riflessione e di autocritica.

Siamo partiti da un'indagine filosofica che potrebbe essere messa tutta in discussione: le premesse, le enunciazioni, le realizzazioni e, naturalmente, le prospettive indicate non devono assolutamente rappresentare nè una dottrina nè un fatto corporativo.

Ho voluto dire molte delle ragioni che, secondo me, hanno già prodotto e possono produrre risultati.

Ma non chiedo a nessuno di accettarne le conseguenze, se prima non avremo la libera convinzione di quelle ragioni. Io stesso, molto modestamente, intendo approfondire, verificare e, quando necessario, contraddire concezioni e processi di convinzione esposti.

Mi pare giusto peraltro proporre che, di quello che verrà deciso, ci facciamo tutti quanto carico, per rispetto nei confronti di noi stessi e degli altri.

Nè io posso garantire che riusciremo a realizzare tutti i nostri obiettivi. Posso dire solo che ho promesso a me stesso che ci riusciremo perché credo che sia possibile e legittimo realizzare risultati che a mio parere possono rappresentare quel seme del quale ho parlato.

Mi sono imposto di eliminare il condizionale dal mio vocabolario, e invito il lettore a fare altrettanto, con ferma determinazione.

Le sfumature sono assunti dialettici indispensabili nelle fasi di promozione, ma non possono rappresentare un risultato che vuole essere chiaro, preciso, influente.

In questo spirito, ho sempre pensato, lavorato, costruito. Con lo stesso spirito mi rivolgo alla gente.

Rodolfo Marusi Guareschi

 

CARISMA. UNO STRUMENTO PER LE IMPRESE

(1992)

Il Gruppo Carisma è la prima iniziativa polisettoriale in Italia, con una ventina di imprese che progettano e producono beni e prestano servizi utili alle altre imprese. La filosofia del gruppo è quella di proporre ai propri clienti ricavi netti, certi e contestuali ai costi delle imprese stesse, avvalendosi di procedure previste dalle norme del diritto nazionale e comunitario. In pratica, ogni volta che l'impresa cliente sostiene costi per l'acquisizione di materie prime, semilavorati, prodotti finiti, beni strumentali e servizi, Carisma riesce a produrre, in capo all'impresa cliente od ai propri soci, oltre a ricavi probabili in relazione al tipo di costo sostenuto, dei ricavi certi ed immediati. Le società del Gruppo Carisma sono in grado, ricorrendone i presupposti essenziali, di realizzare i seguenti risultati con i propri clienti:

- vendere materie prime e semilavorati ad un costo effettivo inferiore a qualsiasi concorrente;

- vendere beni strumentali (macchinari ed impianti per oltre 500 settori) di qualità superiore a quella normale di mercato ad un costo effettivo talvolta anche molto inferiore a quello di mercato;

- risolvere problemi finanziari a un costo nettamente inferiore a quello del mercato nazionale ed internazionale;

- risolvere problemi di vendita sia mediante segnalazioni di potenziali clienti sia acquistando direttamente i prodotti dei clienti;

- intervenire in operazioni immobiliari ed industriali;

- ricapitalizzare le imprese anche partecipando direttamente alla costituzione dei capitali di rischio;

- acquistare prodotti da destinare all'esportazione e vendere prodotti importati a condizioni vantaggiose;

- prestare servizi alle aziende per incentivarne il reddito e le risorse finanziarie.

Il sistema operativo di Carisma è del tutto originale:

- si propone direttamente agli imprenditori ai quali, dopo aver effettuato gratuitamente un'analisi delle situazioni aziendali, presenta proposte con la triplice caratteristica della utilità, della tempestività e della economicità;

- si propone come strumento per realizzare soluzioni aziendali ideate da professionisti e da consulenti;

- produce a favore dei propri clienti effetti tecnici, commerciali, economici e finanziari immediati.

Riprendiamo le caratteristiche del Gruppo Carisma: è completamente indipendente e svincolato da qualsiasi potere; è autofinanziato e non ha debiti né con banche né con fornitori; svolge le proprie attività esclusivamente con consiglieri di amministrazione delle società del gruppo; opera su tutto il territorio nazionale; è orientato al massimo reinvestimento della ricchezza prodotta; è un'iniziativa industriale che utilizza i servizi per massimizzare gli effetti delle proprie proposte.

In sette anni di attività, il Gruppo Carisma è passato da un fatturato di dieci miliardi ad oltre duecento miliardi, promuovendo e consolidando un complesso di rapporti e di sinergie con imprenditori e consulenti ed avviando giovani tecnici, diplomati e laureati ad un'attività impegnata, responsabile, motivata ed economicamente valida, senza mai chiedere alcun apporto finanziario. Naturalmente questa iniziativa è anche invidiata, ostacolata, talvolta invisa da chi vorrebbe esercitare su di essa un controllo. Ma tutti i collaboratori di Carisma sanno che nel momento in cui accettassero un qualsiasi condizionamento la propria filosofia d'impresa sarebbe finita. E così continuano a lavorare, ad imparare, a produrre risultati, augurandosi che un numero sempre maggiore di imprenditori, di consulenti, di giovani recepiscono il loro messaggio. E non sarà stato inutile.

Nel corso di alcune riunioni tenute presso la sede di Carisma ed alle quali hanno partecipato, oltre a diversi commercialisti, altri interessati alle nostre proposte, tra i quali imprenditori, consulenti finanziari, avvocati ed altri professionisti, sono stati discussi i seguenti argomenti: la situazione economica ed i suoi riflessi sulle imprese; le linee sulle quali proporre lo sviluppo di nuovi investimenti; l'utilità e la praticabilità dei programmi e delle procedure proposti dal Gruppo Carisma; l'ipotesi di un rapporto di collaborazione tra i consulenti delle imprese, il Gruppo Carisma e le imprese stesse.

LA SITUAZIONE ECONOMICA

Sulla situazione economica è stato espresso il parere che questa crisi, ormai riconosciuta di livello mondiale, trova le sue radici in alcune cause prevalenti le quali, in concorso tra di esse, possono essere identificate: in una maggiore diffusione del benessere interno ai paesi industrializzati; nei costi sociali sostenuti dagli stati e nei disavanzi pubblici; nella concentrazione della ricchezza; nella riduzione della popolazione attiva; in un rapporto assolutamente insensato tra valore d'uso e valore di scambio dei beni; nella contrazione della domanda solvibile; nella competizione globale e nei ritardi delle economie più forti rispetto alle strutture internazionali in cui, oggi, esse si trovano costrette ad operare.

Una prima causa di crisi è rappresentata dall'aumentato benessere generale. E' indubbiamente aumentato il regime dei consumi interni ai paesi industrializzati e questo, di per sè, rappresenterebbe un fatto positivo, se non fosse stato accompagnato da altri fattori contraddittori i quali, in concorso con tale benessere, non potevano che provocare la situazione che stiamo vivendo. Si è sbilanciato, per esempio, il rapporto tra valore di scambio dei prodotti e popolazione attiva, il rapporto tra stato sociale e concentrazione della ricchezza ed altri ancora dei quali si accennerà più diffusamente in seguito.

La seconda causa è uno stato sociale che ha consentito di far godere, insieme ai più bisognosi, a troppa altra gente che avrebbe potuto e dovuto produrre, un regime assistenziale assolutamente insostenibile, inducendo la maggioranza della popolazione a ritenere di poter vivere bene senza lavorare. Il conseguente disavanzo pubblico, moltiplicato da ruberie ed abusi di ogni genere, ha aggravato gli effetti dello stato assistenziale, ed oggi, con questo sistema economico e con questo sistema politico, non possiamo far altro che correggere, purtroppo non solo le uscite inutili e dannose, ma anche quelle che dovrebbero caratterizzare il senso di solidarietà del popolo italiano.

Una terza causa di crisi è rappresentata dalla concentrazione della ricchezza in mano a poche persone le quali, tra l'altro, hanno commesso l'errore di destinare la stragrande maggioranza delle risorse in direzione di operazioni speculative piuttosto che verso investimenti produttivi, creando così un'immensa ricchezza monetaria ed un insufficiente reinvestimento in mezzi di produzione.

Una quarta causa è data dal rapporto ingiustificato tra valore d'uso e valore di scambio dei prodotti, avendo attribuito ai servizi un valore assolutamente spropositato rispetto al loro reale apporto in termini di produzione di ricchezza reale. La riduzione della popolazione attiva ha fatto il resto, ed è una quinta causa: praticamente ci troviamo di fronte ad uno scenario in cui solo un cittadino su otto produce, e questo prima che la scienza e la tecnica potessero consentire un rapporto del genere.

Una sesta causa è la contrazione della domanda, o almeno di quella che possiamo definire la "domanda solvibile", per distinguerla dalla domanda di beni e di servizi in generale, che non può e non deve essere considerata negli attuali sistemi economici. La domanda solvibile è rappresentata dai potenziali acquirenti in grado di pagare gli acquisti e la sua contrazione è determinata dal fatto che negli ultimi quindici anni i paesi industrializzati hanno promosso un'offerta consistente di beni di consumo e, al tempo stesso, una limitata offerta di mezzi di produzione e di servizi orientati ai processi produttivi.

Dalla crisi del petrolio degli anni settanta in poi, le economie industriali hanno privilegiato un commercio internazionale fondato essenzialmente su un regime di scambio tra materie prime dai paesi più poveri contro beni di consumo dai paesi industrializzati. Solo negli ultimi anni un certo numero, peraltro assai ridotto, di imprese, ha sviluppato processi di interscambio costituiti da cessione di tecnologia, di mezzi e di processi di produzione, in cambio di prodotti finiti o di semilavorati.

Per diversi anni, dunque, le imprese dei paesi industrializzati hanno venduto beni di consumo agli altri paesi, da alcuni dei quali hanno ricevuto in pagamento materie prime a basso prezzo ma, da altri, avrebbero dovuto ricevere corrispettivi in moneta. Nel momento in cui questi ultimi paesi non sono più riusciti a pagare i beni acquistati, sono fallite prima le imprese esportatrici e poi le banche che le avevano finanziate. Questo epilogo era ben prevedibile, e tuttavia si è operato nella prospettiva di una realtà profondamente difforme da quella che, ragionevolmente, si sarebbe potuta prevedere.

Si è vissuti alla giornata e senza nessun'altra strategia che quella del maggiore arricchimento in breve tempo. Un arricchimento, peraltro, virtuale ed astratto, che lascia ben immaginare cosa potrà accadere nel momento in cui il valore monetario accumulato non fosse accompagnato da ulteriore produzione di ricchezza che, come ben sanno o dovrebbero sapere gli imprenditori, diventa visibile e concreta solo nel momento in cui, dopo aver prodotto e venduto, si incassano i corrispettivi delle vendite.

Un'ulteriore causa della crisi è la competizione globale. Pare che si stia verificando utopistico l'assunto fondamentale del liberismo classico - ripreso e, per quanto ne sappiamo, condiviso anche dalla concezione marxista sul mercato - secondo il quale la libera concorrenza induce alla ricerca dei processi produttivi più efficienti.

Dovrebbe essere ormai evidente che i presupposti sui quali si basano gli stessi processi produttivi sono radicati in una molteplicità di rapporti, da quelli sociali a quelli civili ad altri ancora, che non sono affatto semplici sovrastrutture dei rapporti economici, ma concorrono, al contrario, a determinare questi ultimi. In realtà, l'emulabilità dei processi e dell'organizzazione della produzione ha, come tutto il resto, carattere relativo e non assoluto. Il sistema economico giapponese, per esempio, può essere emulato rispetto ad una determinata congiuntura, cioè rispetto ad un certo stato in un certo momento, ma è impensabile che quello stesso sistema non si evolva esso stesso in modo tale da poter mantenere sempre un primato rispetto agli emulatori.

Forse, più della competizione globale, potrebbe essere la genialità a determinare una forte evoluzione nei rapporti economici. Ma la genialità, come tutti sappiamo, è un evento raro e, per di più, qualche volta si lascia asservire dalle strutture esistenti, per cui anche chi potrebbe esprimere le migliori idee si abbandona, per ricatto o per opportunismo, al presente.

Altra causa di crisi è rappresentata dai ritardi delle politiche economiche rispetto alle strutture internazionali, e questo non fa che confermare la concezione enunciata prima con la quale, in netta critica con l'elaborazione classica e con quella marxista dell'economia, si riconducono i rapporti economici in un ambito più complesso di rapporti sociali, sostenendo la concorsualità senza prevalenze di tutti i rapporti, ivi compresi quelli economici.

Infine, dobbiamo annoverare tra le cause fondamentali di questa crisi l'assoluta inadeguatezza dei servizi: siamo stati uno dei paesi con maggiore economia pubblica e siamo ancora tra i paesi con peggiori servizi pubblici. Un paese nel quale si garantiscono ad oltranza i diritti civili, si vorrebbero garantire consistenti diritti sociali, e non si garantiscono anche i servizi pubblici, è destinato a diventare un ripiego, un fenomeno che vorrebbe farsi carico di costi sociali come nei paesi più avanzati mantenendo strumenti da paese del terzo mondo.

Si diceva prima dei rapporti che si sono sbilanciati. Il rapporto tra valore di scambio dei prodotti e popolazione attiva, cioè tra ricchezza monetaria, rappresentata da un PIL di 1.500.000 miliardi all'anno, e numero dei partecipanti che la produce, circa 20 milioni, è oggi di 75 milioni a testa. Un valore assolutamente irreale e fittizio.

Il rapporto tra costo dello stato sociale e concentrazione della ricchezza, cioè tra quel benessere generale che si sarebbe voluto poter sostenere e destinazione della ricchezza, è completamente squilibrato: un italiano su cinque detiene almeno i due terzi della ricchezza patrimoniale e monetaria, mentre quattro italiani su cinque non producono ricchezza eppure godono di un certo benessere.

LE IMPRESE

Pensare che questa situazione non esploda, significa obiettivamente ritenere il sistema capitalistico talmente perfetto da riuscire a produrre in proporzione alle esigenze, e questo non è vero! Di fronte a questa situazione, anche le economie più forti stanno segnando il passo, e non sarà certamente con l'ipocrisia delle riprese finte o drogate, come già troppo spesso è avvenuto, che si potrà invertire l'attuale tendenza.

Saranno necessarie scelte mai nemmeno pensate prima d'ora e si tratta di scelte che, questa volta, non potranno essere fatte dai popoli o dagli stati, ma solo coniugando queste due volontà rappresentate dalla necessità da parte dei popoli di essere governati da un'autorità riconosciuta e dal dovere di questa autorità di governare bene e nell'interesse dei governati.

Un tale scenario produce, naturalmente, i suoi effetti sugli strumenti fondamentali della nostra economia, cioè sulle imprese. Assistiamo così ad una crisi che influenza quasi tutte le imprese di produzione e di commercializzazione, e che incide soprattutto su quelle che hanno minor potere e, quindi, minore possibilità di difendersi. La piccola e media impresa italiana ha certamente il vantaggio di esprimere una diffusa intraprendenza ma, in assenza di strutture di aggregazione, ha lo svantaggio di un minor potere contrattuale rispetto alle grandi imprese, le quali possono esercitare sul mercato, soprattutto mediante la loro incidenza sul sistema politico, un elevato grado di influenza.

Ad una crisi strutturale - perché produttiva e di mercato - di queste dimensioni si accompagna, ovviamente, il fenomeno della disoccupazione. Paradossalmente, mentre dobbiamo ammettere che tra le cause della crisi economica c'è anche quella di una bassa popolazione attiva, l'effetto della crisi comporta maggiore disoccupazione e, quindi, un ulteriore abbassamento della popolazione attiva.             E' come dire che più va male e più andrà male; altro che ripresa!

Oltre alle cause che hanno prodotto questa situazione economica generale e delle quali si è parlato, ve ne sono alcune intrinseche alle imprese stesse. Ci si riferisce soprattutto al grado di competitività, alla destinazione della ricchezza prodotta, alla promozione delle merci sui mercati internazionali.      Il grado di competitività, come tutti sanno, è minato da un eccessivo costo del lavoro, determinato essenzialmente dagli oneri sociali, per cui la ricchezza trattenuta dai lavoratori è inferiore a quanto si spende per assistenza e previdenza.

Apparentemente, l'Italia potrebbe apparire come un paese super-previdente, mentre in realtà i costi di tale supposta previdenza vengono in gran parte sperperati, disattendendo, così, le aspettative della gente. Ma anche una scorretta destinazione della ricchezza prodotta è tra le cause principali della nostra mancanza di competitività.

E' evidente che, se la gran parte degli utili d'impresa di questi ultimi anni fosse stata investita nelle imprese, invece di destinarla al finanziario, in Italia e, molto spesso, all'estero, noi ci ritroveremmo oggi più efficienti mezzi di produzione e maggiori riserve, con cui tentare una ripresa nazionale, sia pure in un ambito internazionale di crisi.

Invece, abbiamo accettato un prelievo fiscale superiore alla metà della ricchezza prodotta e, quando non lo abbiamo accettato, abbiamo orientato gli avanzi all'esterno delle nostre imprese. In pratica, ci siamo serviti dell'impresa soprattutto come mezzo di arricchimento della base economica rappresentata dai proprietari delle imprese.

Una terza causa di crisi delle imprese è data dalla mancata internazionalizzazione della promozione dell'offerta. Le imprese italiane hanno sfruttato la domanda e gli spazi creati da altri ed oggi, ma soprattutto in futuro, esse dovranno pagare questa carenza.             Vuol dire che, fino a quando il mercato è stato in espansione, i nostri concorrenti a livello mondiale hanno accettato di essere infastiditi dalla concorrenza dei nostri prodotti, ma ora che la domanda solvibile si è contratta, possiamo star certi che non verremo più accettati, se non sapremo imporci con strategie di marketing di medio periodo.

LE PROSPETTIVE

Partendo da questo stato di cose, dobbiamo cercare di immaginare le prospettive che ci attendono. Oggi più che mai occorre avere il pessimismo della ragione e l'ottimismo, della volontà, anche se questo luogo comune non basta a risolvere i problemi. Perlomeno, sarebbe meglio parlare di coraggio della volontà.

Secondo proiezioni di liberi esperti in economia, noi perderemo circa il 40% delle imprese da qui al 1996. Questo sarebbe uno degli effetti più macroscopici della depressione. Tale rischio, peraltro assai ragionevole e, quindi, probabile, indurrebbe a ritenere che nei prossimi quattro anni almeno due e fino a quattro milioni di italiani potrebbero trovarsi senza un reddito o con un reddito inadeguato.

Non si tratta, perciò, di alcune centinaia di migliaia di disoccupati, ma di alcuni milioni di cittadini italiani che, uniti ad altri non italiani presenti in Italia nelle stesse condizioni, porterebbero il nostro paese ad una situazione esplosiva e difficilmente controllabile. Tuttavia, proprio con il coraggio della volontà, noi dobbiamo immaginare delle soluzioni a questo stato di cose e, siccome l'unica cosa che dipende ancora un po' da noi è il modo di fare impresa, è con queste che possiamo pensare di operare.

Sarebbe facile, ed anche banale, lanciare l'obiettivo di un'inversione di tendenza, cioè di una reindustrializzazione. Alle buone intenzioni, purtroppo, non seguirebbero dei fatti. E questo anche se la reindustrializzazione è un processo senza il quale non è pensabile rimettere in sesto l'economia. Ma prima bisogna correggere gli errori che hanno prodotto questa situazione e che provocano il processo inverso, quello della deindustrializzazione. Dobbiamo contrapporre, allora, all'isolamento delle piccole e medie imprese, la promozione di aggregazioni che consentano di risparmiare nelle fasi di acquisto di materie prime e componenti e nel trattamento del credito (gruppi, associazioni, etc.).

Dobbiamo immaginare nuovi modelli contrattuali di remunerazione del lavoro e di partecipazione dei lavoratori alle scelte ed ai rischi delle imprese.         Dobbiamo riorganizzare le imprese secondo nuovi schemi produttivi e nuovi processi distributivi. Dobbiamo compiere una revisione delle spese generali, dei costi di assistenza, selezionando quelli indispensabili rispetto a quelli che, per la verità, sono sempre stati inutili. Dobbiamo adottare nuovi mezzi di produzione, quando al rischio degli investimenti si accompagna un ritorno probabile. Dobbiamo investire anche nella sperimentazione di nuove tecniche di produzione e di assistenza, promuovendo da una parte cordate di imprese e, dall'altra, cordate di professionisti.              Dobbiamo fare marketing, dobbiamo assolutamente riuscire a vendere: come per il lavoratore è più importante l'occupazione che l'entità del salario, così per l'impresa, in certi casi, è più importante la vendita che il prezzo. E dobbiamo darci una strategia di destinazione di quella poca ricchezza che riusciremo a produrre, senza pensare alle zampate od a tirare i remi in barca, perché oggi più che mai c'è bisogno di utilizzare la ricchezza prodotta per produrre nuova ricchezza.

L'INIZIATIVA DI CARISMA

Il Gruppo Carisma ha resistito perché, nonostante l'indifferenza prima e l'ostracismo poi, ha fatto così, investendo ricchezza nel tentativo di formare nuove forze produttive.             E, con questa nostra iniziativa, ci poniamo al servizio delle imprese che intendono resistere per contenere il costo degli investimenti, realizzare concretamente le soluzioni indicate dai professionisti che, delle imprese, sono consulenti e sempre più responsabili collaboratori degli imprenditori, comprimere i rischi di impresa ed ideare, anche, nuove soluzioni e nuovi strumenti, quando i professionisti non volessero o non potessero esprimere tutto il loro potenziale di cultura e di specializzazione.

I programmi operativi di Carisma non sono stati promossi per gettare fumo sugli occhi ai nostri detrattori, dei quali ci siamo occupati e ci occuperemo ancora in modo più diretto e deciso. Quei programmi sono stati allestiti per dare un contributo fattivo nel momento in cui ce ne fosse stato bisogno e, a quanto pare, da tempo il bisogno ci sarebbe stato. Ma l'adozione dei programmi di Carisma richiede impegno, studio, un grande lavoro di analisi e di ricerca e, fino ad ora, gli interlocutori hanno preferito scegliere vie apparentemente più semplici e certo più sbrigative.

Quello che stiamo vivendo oggi era stato previsto dall'aprile del 1990, quando ancora sembrava che lo sviluppo della nostra e di tutte le altre economie fosse inarrestabile. Previsioni che sono state espresse con l'Idea Carisma. Senza pretendere paternità di sorta e non per vantare alcun dono di preveggenza, Carisma ritiene di aver pensato al futuro, e di aver cercato di immaginare e di costruire gli strumenti che avrebbero potuto attenuare la probabile crisi e che, oggi, potrebbero aiutare a contrastarla.    Senza dire di superarla, perché è del tutto improbabile tale obiettivo, senza una riforma radicale dei rapporti economici, accompagnata e coniugata ad una riforma dei diversi altri rapporti sociali.

GLI INVESTIMENTI: COSTI E RICAVI

Tra i programmi di Carisma, alcuni prevedono procedure che, adottando le norme civili e fiscali previste dal diritto nazionale e da quello comunitario, consentono alle imprese che producono o possono produrre reddito di massimizzare gli effetti degli investimenti in beni ed in servizi.

Il Gruppo Carisma svolge alcune attività tese a massimizzare gli effetti degli investimenti aziendali. Prima di affrontare tali effetti, è necessario premettere brevemente, dopo le cause di crisi precisate in premessa, alcune considerazioni particolari sul modo attuale di gestione delle economie capitalistiche.

Senza addentrarci nei meandri di tutte le teorie tese a riformare questo tipo di economia, dal liberismo puro ai possibili interventi dello Stato in materia di politica economica, ci limitiamo ad osservare i fatti economici come si presentano oggi. Sappiamo che la politica economica del nostro Paese negli ultimi anni è stata fortemente orientata al disinvestimento dei mezzi di produzione ed ha privilegiato il settore finanziario. Si è proceduto, cioè, ad un'assurda incoerenza rispetto ad ogni logica economica che abbia come obiettivo la produzione di ricchezza. Oggi, di fatto, le risorse impiegate nella produzione sono del 16% negli USA, del 30% in Giappone ed in Germania, del 28% in Francia, del 20% in Italia.

In pratica, per ogni 100 milioni risparmiati dagli italiani, 20 milioni sono destinati a produrre nuova ricchezza, mentre la parte restante è destinata altrove, soprattutto verso il settore finanziario.              Questo è il risultato di una determinata politica economica che, da almeno una decina d'anni, ha privilegiato il settore finanziario consentendo, in generale, un maggior rendimento dei capitali ad un rischio inferiore rispetto agli investimenti produttivi. E' innegabile, infatti, che le operazioni finanziarie su titoli pubblici, ma anche su una miriade di altri meccanismi garantiti da banche o da assicurazioni, consentono al risparmiatore di realizzare rendimenti, cioè ricavi, più alti, più certi e meno rischiosi di quelli che si potrebbero ottenere dalle imprese che producono ricchezza.

L'obiettivo di Carisma è quello di ricondurre, mediante operazioni previste dall'attuale ordinamento civilistico e fiscale, i capitali nelle aziende. Per realizzare tale obiettivo, in un sistema di libero mercato dei capitali, è certamente necessario indurre i risparmiatori a modificare la destinazione dei loro investimenti, ma questo risultato può derivare da una determinata strategia di politica economica. Per quanto ci riguarda, abbiamo solo la possibilità di indurre chi produce reddito industriale e commerciale a reinvestire quello stesso reddito in attività produttive.

LE PROCEDURE DI CARISMA

Da questa considerazione trae origine la filosofia di alcune operazioni proposte dal Gruppo Carisma, che tendono ad accomunare i lati positivi degli investimenti produttivi con i lati positivi degli investimenti finanziari. I primi sono rappresentati da un incremento dei mezzi di produzione e di capacità produttiva, i secondi dalla quantità e dalla certezza dei rendimenti. Da una parte, perciò, costi aziendali certi e, dall'altra, ricavi certi e contestuali ai costi.

Questa, come abbiamo detto e scritto più volte, è la filosofia del Programma Affari a Gestione Mista (AGM). Gli scopi di questo programma sono:

- incrementare la produzione di ricchezza delle imprese, mediante investimenti in mezzi di produzione;

- ricondurre la destinazione della ricchezza prodotta al reinvestimento produttivo per produrre nuova ricchezza;

- eliminare il monopolio della conoscenza da parte delle imprese più organizzate ed incrementare il regime di libera concorrenza tra tutte le imprese, mediante l'adozione delle stesse soluzioni;

- promuovere la modifica delle norme, quando queste si rivelino in aperta contraddizione con l'obiettivo di produrre maggiore ricchezza e privilegiano, invece, la speculazione finanziaria.

Per realizzare questo scopo, vengono utilizzati alcuni strumenti e precisamente:

- tutte le forme previste dalle norme nazionali ed internazionali per ridurre i costi degli investimenti produttivi sostenuti dalle imprese che producono o possono produrre ricchezza;

- l'integrazione di operazioni di carattere industriale e commerciale con operazioni di carattere finanziario o societario.

Il programma si realizza in due fasi distinte e reciprocamente condizionate:

- il sostenimento, da parte di un'impresa, di costi produttivi fiscalmente deducibili;

- il conseguimento, da parte della stessa impresa o dei propri partecipanti, di ricavi non fiscalmente imponibili od imponibili in misura ridotta.

I COSTI FISCALMENTE DEDUCIBILI

Sono fiscalmente deducibili per l'impresa:

- il costo di acquisto di materie prime, semilavorati e componenti oggetto di trasformazione o di vendita nell'attività dell'impresa

- le quote di ammortamento del costo di acquisto, od i canoni di leasing, relativi a beni strumentali, mobili od immobili, utili all'attività dell'impresa;

- il costo di acquisizione di servizi (marketing, engineering, consulenze, pubblicità, studi e ricerche, etc.) utili all'attività dell'impresa;

- i costi derivanti da obblighi, assunti da terzi nei confronti dell'impresa, di fare, non fare o permettere;

- i costi dei beni materiali ed immateriali iscritti nell'attivo del bilancio (usufrutto di aziende o di partecipazioni, etc.).

Caratteristiche comuni dei predetti costi debbono essere:

- la sostenibilità economico-finanziaria storica o la probabile sostenibilità futura;

- l'utilità e la strumentalità, cioè l'inerenza, rispetto alla produzione di ricavi per l'impresa;

- la certezza della deducibilità fiscale, determinata dal valore normale dei beni o dei servizi acquisiti, ai sensi dell'art. 9 del TUIR e dell'art. 14 della legge sull'IVA.

Abbiamo visto che le società del Gruppo Carisma sono in condizione di progettare beni di qualsiasi specie e produrre i relativi prototipi, produrre i beni progettati, attraverso rapporti con imprese alle quali vengono assegnate le lavorazioni che consentono la trasformazione di materie prime, semilavorati e componenti in prodotti finiti, distribuire i beni prodotti e prestare i servizi strumentali alla vendita dei beni prodotti oltre ad altri servizi che costituiscono oggetto di specifici programmi.

I RICAVI NON FISCALMENTE IMPONIBILI

I ricavi non fiscalmente imponibili possono essere rappresentati da:

- sovrapprezzi derivanti da aumenti di capitale sociale dell'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili o da imprese sue partecipanti, con la procedura di Integer Clearing, mediante la quale una società del Gruppo Carisma sottoscrive aumenti di capitale nell'impresa che sostiene i costi, o in imprese sue partecipanti, in quanto i sovrapprezzi di emissione di nuove azioni o quote derivanti da aumenti di capitale sociale non concorrono, secondo quanto previsto dall'art. 97 del TUIR, alla formazione del reddito fiscale;

- quote di fondi sovrapprezzi ripartiti da società partecipate dall'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili o da imprese sue partecipanti, con la procedura di Regain, mediante la quale una società partecipata dall'impresa che sostiene i costi o imprese partecipate da quest'ultima ripartisce fondi sovrapprezzi che, secondo l'art. 44 del TUIR, non costituiscono utile imponibile.

I ricavi imponibili in misura ridotta possono essere rappresentati da plusvalenze realizzate a seguito di cessioni a titolo oneroso di titoli o partecipazioni sociali detenute da persone fisiche socie dell'impresa che sostiene i costi, o di imprese sue partecipate, con la procedura di Mixed Clearing, mediante la quale le persone fisiche realizzano plusvalenze dalla cessione di partecipazioni sociali, inferiori al 2%, 5%, 10% delle società partecipate, a seconda che si tratti di azioni quotate in borsa, di azioni non quotate o di titoli non azionari.

Attraverso la procedure di Integer Clearing, i ricavi possono essere conseguiti:

- dall'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili, se si tratta di una società;

- da società partecipanti all'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili.

Attraverso la procedura di Regain, i ricavi possono essere conseguiti:

- dall'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili, se si tratta di una società;

- da società partecipanti all'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili;

- da persone fisiche socie dell'impresa che sostiene i costi;

- da persone fisiche socie di società partecipanti dell'impresa che sostiene i costi.

Attraverso la procedura di Mixed Clearing, i ricavi possono essere conseguiti:

- da persone fisiche socie dell'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili;

- da persone fisiche socie di società partecipanti all'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili.

I ricavi prodotti direttamente in capo all'impresa che sostiene i costi potranno essere impiegati dalla stessa impresa senza altre transazioni, mentre i ricavi realizzati in capo a persone fisiche o giuridiche socie dell'impresa che sostiene i costi, o di società sue partecipanti, potranno essere immessi nell'impresa che sostiene i costi tramite aumenti di capitale, finanziamenti dei soci, oppure prestiti obbligazionari.

Per poter realizzare le procedure di Integer Clearing, di Regain e di Mixed Clearing devono ricorrere alcuni presupposti. In primo luogo, l'impresa che sostiene i costi fiscalmente deducibili, siano essi rappresentati da acquisti di materie prime, semilavorati o componenti, da investimenti in beni strumentali, da servizi o da altri costi produttivi, deve avere una situazione economico-patrimoniale tale da poter dimostrare di sostenere questi stessi costi. I destinatari dei ricavi debbono essere in condizione di poter partecipare alle procedure, ed in particolare:

- per partecipare alla procedura di Integer Clearing, l'impresa che sostiene i costi, o sue partecipanti, devono deliberare un aumento di capitale sociale, con rinuncia del diritto di opzione da parte dei propri soci;

- per partecipare alla procedura di Regain, l'impresa che sostiene i costi, o suoi soci, o soci di sue partecipanti, devono acquistare partecipazioni in società che abbiano la previsione di realizzare sovrapprezzi da sottoscrizioni di aumenti di capitale sociale da parte di terzi, e che i fondi costituiti da tali sovrapprezzi siano poi ripartiti tra i soci;

- per partecipare alla procedura di Mixed Clearing, le persone fisiche socie dell'impresa che sostiene i costi, o soci di società sue partecipate, devono detenere od acquistare partecipazioni da cedere ad un prezzo superiore a quello di acquisto.

Le società del Gruppo Carisma sono in condizione di facilitare l'acquisizione dei mezzi necessari a poter partecipare a tali procedure e possono segnalare detentori di partecipazioni disposti a cederle, segnalare interessati ad acquistare partecipazioni, cedere partecipazioni, acquistare partecipazioni, sottoscrivere aumenti di capitale sociale e far sottoscrivere aumenti di capitale sociale con sovrapprezzi da ripartire.

EFFETTI DEGLI INTERVENTI DI CARISMA

Gli effetti delle operazioni realizzate con le procedure previste dagli Affari a Gestione Mista sono sempre di tre specie:

- industriali o commerciali, in quanto i costi sostenuti o gli investimenti effettuati dovranno risolvere problemi tecnici aziendali reali, o di carattere produttivo o di carattere ambientale;

- economici, perché comportano un incremento della produzione e, quindi, dei ricavi probabili, contemporaneamente ad un incremento certo dei ricavi netti ed un decremento dei costi fiscali, avvalendosi delle norme giuridiche più idonee;

- finanziari, in quanto i ricavi netti sono sempre rappresentati da entrate certe ed immediate, mentre le uscite derivanti dai costi sostenuti possono essere rateizzate mediante normali finanziamenti (mutui, prestiti o leasing).

La prevalenza di tali effetti dipende dalla situazione, cioè dal rapporto tra il problema che si deve risolvere e l'obiettivo proposto, nel senso che la soluzione adottata dovrà consentire di realizzare un risultato che produca, nell'ambito del suddetto triplice effetto, una scala di prevalenze, pur mantenendo sempre i tre effetti considerati.

Tale triplice effetto esclude alla radice la possibilità di contestazioni di carattere fiscale, essendo impossibile che il Programma Affari a Gestione Mista possa essere adottato con l'unico scopo di ridurre l'imponibile. Si tratta, invece, di uno strumento capace di rettificare, nell'ambito delle imprese industriali e commerciali, gli effetti di una politica economica orientata in direzione diversa, in attesa che maturino le condizioni affinché tale politica economica venga ricondotta in direzione della massima produzione di ricchezza.

Alcuni aspetti rilevanti delle procedure suddette riguardano la possibilità per il Gruppo Carisma di produrre gli effetti enunciati, le garanzie di ineccepibilità delle operazioni proposte, le garanzie di solvibilità, la redditività delle operazioni, i rapporti professionali.

Il Gruppo Carisma è in grado di produrre gli effetti enunciati attraverso un sistema di imprese ed un complesso di rapporti internazionali che gli conferiscono la possibilità di scegliere l'ambiente giuridico e fiscale più idoneo per gestire le proprie operazioni. Le transazioni proposte e realizzate dal Gruppo Carisma, come i fatti hanno dimostrato, non possono dar luogo ad alcuna contestazione degli effetti prodotti sui propri interlocutori, nel senso che la certezza dei riferimenti legislativi conferisce ai nostri clienti l'assoluta tranquillità delle operazioni poste in essere, anche se contestazioni fossero mosse allo stesso Gruppo Carisma.

L'ineccepibilità delle transazioni si deduce dai pareri giuridici e fiscali sui quali sono fondate le proposte, ed anche dall'osservanza delle recenti norme in tema di diritto d'interpello. Le garanzie di solvibilità derivano dalla contestualità di tutti gli impegni e di tutte le transazioni finanziarie. La redditività netta delle operazioni è, per il Gruppo Carisma, pari ad un decimo della redditività prodotta a favore dei clienti. I rapporti professionali instaurati, sia con imprenditori che con professionisti, osservano scrupolosamente i codici deontologici degli interlocutori, che il Gruppo Carisma ha fatto propri in ogni occasione.

L'intento di Carisma è sempre stato quello di essere utile alle imprese italiane, ponendosi come strumento per realizzare concretamente soluzioni indicate da Carisma stessa o dai professionisti rapportati con i propri potenziali clienti.

CONCLUSIONI

E' stato proposto un patto tra Carisma ed i professionisti che la conoscono, un patto che ha come obiettivo un miglioramento dei rapporti tra noi e loro, nonché, naturalmente, un beneficio a noi, a loro ed alle imprese, nel comune interesse.Un patto che dovrà essere trasparente e leale, come trasparenti e leali sono le proposte che, da quando esiste Carisma, sono state rivolte ai professionisti ed alle aziende.

Noi conosciamo bene le risorse, le iniziative e le tecniche degli imprenditori e dei loro consulenti. Sappiamo abbastanza di evasione, di elusione, di sottovalutazione del magazzino, di vendite senza fattura ed incassi non dichiarati, di costi fiscalmente deducibili e ristorni non dichiarati, di sponsorizzazioni, di pubblicità visiva e sonora, di acquisti fittizi, di prestazioni di servizi e di consulenze fittizie, di cessione del diritto di usufrutto, di indebitamenti con l'unico scopo di sopportare interessi passivi, di imprese inesistenti, di imprese che sorgono in aprile e si sciolgono in dicembre.

Sappiamo anche che i rapporti tra gli imprenditori ed i loro consulenti sono molto spesso espressione di complicità finalizzata ad ottenere vantaggi, magari legittimi, mediante strumenti illeciti, la cui caratteristica prevalente è la presunta segretezza. Da tempo, a tutti coloro che ci hanno criticato per l'eccessiva trasparenza con cui abbiamo avanzato le nostre ipotesi di lavoro, andiamo dicendo che questa nostra caratteristica, escludendo qualsiasi mezzo doloso, sarebbe stata la miglior garanzia per noi e per i nostri interlocutori.

Noi viviamo, o almeno siamo portati a pensare di vivere, in uno stato di diritto, nel quale le stesse opportunità debbono essere, potendo, garantite a tutti. Non è vero che abbiamo reinterpretato le norme, le abbiamo invece semplicemente applicate e le applichiamo come altri, soprattutto coloro che le hanno volute ed usate.

L'effetto che ne deriva è quello di un superamento di quella che possiamo definire come "sperequazione di rischio" tra la grande azienda e le altre: non deve accadere che possa correre maggior rischio chi "ruba" una mela rispetto a chi, spostando i confini, si impossessa degli alberi degli altri. E questo è esattamente quello che accade nella piccola e media azienda in cui, per sbrigativismo, ci si trattiene illecitamente parte della ricchezza destinata allo Stato, mentre nella grande azienda ogni operazione è supportata da norme che ne garantiscono la legittimità giuridica.

Con un decreto del 30 settembre 1992, lo Stato ha emanato le linee di orientamento delle prossime verifiche fiscali. Tra di esse, troviamo le imprese che hanno fatto fusioni dalle quali ne sono risultati forti disavanzi, che abbiano acquisito diritti di usufrutto, che abbiano compravenduto titoli con l'unico effetto di trattenersi i crediti d'imposta, che abbiano importato beni dall'estero da società collegate, che abbiano beneficiato di contributi pubblici, che abbiano realizzato opere pubbliche, che abbiano esposto costi di sponsorizzazione. Fra l'altro, per la prima volta, gli accertamenti verranno effettuati in collaborazione con le amministrazioni statali estere.

La stessa estensione a tutti i contribuenti dell'art. 708 del codice penale, relativo al possesso ingiustificato di valori, conferma l'orientamento dell'Amministrazione dello Stato la quale, in periodo di magra, si trova costretta a raspare il fondo, se non altro per poter esporre contabilmente i crediti derivanti dai contenziosi aperti. Si tratterà, poi, di vedere se il provvedimento di condono riuscirà a coprire tutta la casistica che potrà essere considerata evasiva, nonostante si volesse sostenere il principio di irretroattività delle nuove norme. Si ricordano, infine, gli effetti della prossima adozione della IV Direttiva CEE, della quale i professionisti hanno certamente maggiore conoscenza di noi.

Carisma è a disposizione per dare tutti i chiarimenti che legittimamente possano essere richiesti, con una precisazione di prammatica: gli effetti delle procedure di Carisma non potranno mai essere solo fiscali, ma dovranno essere anche, e più frequentemente, di carattere industriale e finanziario. Questo perché il problema che si voleva affrontare e, per risolvere il quale, sono stati messi a punto programmi e procedure, è fondamentalmente rappresentato dal monopolio della grande impresa.

Per risolvere quel problema sono stati ideati strumenti potenzialmente capaci di rimettere in gioco il rapporto di concorrenza tra la stessa grande impresa e le altre, sia in termini di convenienza sia in termini di rischio. E così dovrà essere finché le norme non saranno riformate e non consentiranno più a nessuno di utilizzare la maggiore conoscenza per mantenere posizioni di preminenza.

Ma siamo molto distanti da quel momento. Nonostante i reiterati inviti che personalmente ho inoltrato agli organi interessati, alcune norme che consentono notevoli vantaggi a chi le applica non vengono abrogate. Significa che si vuole continuare ancora così.

Rodolfo Marusi Guareschi